«Abbiamo 3 stelle che, in alta stagione, dal 2 al 9 agosto, vendono camere a 55-60 euro a persona per una settimana di pernottamento e prima colazione. E 4 stelle che mediamente si attestano sui 70-75 euro a persona. Il 25% in meno dei prezzi medi fissati dagli alberghi di Jesolo, il 35% in meno di quelli di Viareggio. Non stupiamoci, poi, se anche quest’anno vedremo sparire dal mercato altre strutture ricettive». Mauro Santinato, albergatore e presidente Teamwork Hospitality, società riminese di consulenza turistica, fa il punto sulla stagione balneare 2026, partita con il record di presenze nel primo semestre (2.874.382, con un incremento del 6,1% rispetto al gennaio-giugno 2025) e con un’occupazione camere che a luglio (analisi Promozione alberghiera) nonostante il sensibile calo dei turisti italiani (secondo l’Istat, uno su tre resterà a casa), riuscirà, comunque, a mantenere i livelli dell’anno passato, grazie all’aumento degli stranieri.
“Camere, prezzi bassi e niente investimenti: a Rimini sempre più hotel rischiano di sparire”
I conti che non tornano
«Attenzione, però - precisa subito Santinato -: i numeri di pernottamenti in crescita nel primo semestre non sono sinonimo di valore economico generato da ogni camera venduta e, quindi, di ricchezza prodotta, che è, poi, quella che finanzia stipendi migliori e nuovi investimenti. Sono il risultato dei tanti eventi: dal Raduno dei Carabinieri a Vasco Rossi, dal Wellness al Rimini comics e Rimini wow, questi ultimi due, addirittura, a luglio, che veicolano, sì, tante presenze, ma che, vista la bassa capacità di spesa di questa clientela, non producono valore aggiunto e utili per le imprese. Urge, quindi, alzare il livello». Come? «Riqualificando le strutture – risponde il manager riminese -. Con alberghi vecchi, datati, parlo anche di molti 4 stelle, non si possono certo alzare i prezzi. Per cui se non si rigenerano gli immobili, Rimini continuerà a calamitare i turisti del fine settimana, a discapito dei vacanzieri veri, quelli che restano quindici giorni e che sono il volano economico di una città balneare». E a supporto della sua tesi, il presidente di Teamwork Hospitality porta un caso concreto. «C’è un albergatore mio conoscente, che, qualche giorno fa, mi ha confidato che col suo 50 camere in prima fila fa fatica a fatturare 600 mila euro e che, pagati gli stipendi, i fornitori, le bollette ormai fuori controllo, le tasse, a fine anno in mano non gli resta nulla. A malapena lo stipendio per lui. Ecco allora il cortocircuito finanziario: prezzi bassi per produrre grandi numeri, che non determinano guadagni e capacità d’investimento».
Il doppio della ricchezza
Insomma, secondo il ragionamento di Santinato, l’aumento dei turisti non significa automaticamente maggiore ricchezza. Che, invece, è direttamente proporzionale al valore prodotto da ogni camera venduta. E questo esempio elementare, ma esaustivo, calza a pennello. «Immaginiamo due località balneari – spiega l’operatore turistico -. Entrambe registrano 100.000 pernottamenti. La prima, però, vende le camere ad una tariffa media di 120 euro. La seconda le vende a 280 euro. Le presenze sono identiche, ma il fatturato no. Il fatturato cambia. Con la seconda destinazione che si trova a produrre oltre il doppio della ricchezza della prima. Soldi che, inevitabilmente, serviranno a finanziare le ristrutturazioni degli hotel, a migliorare i servizi, ad innovare, ad accrescere la qualità dell’accoglienza».
La concorrenza
Una cosa però è certa: tra le destinazioni balneari italiane, Rimini figura, senza dubbio, tra quelle con il miglior rapporto qualità-prezzo d’Italia. «E questo è un punto di forza – osserva l’albergatore -. Ma diventa un problema quando il prezzo medio rimane troppo distante rispetto alle altre principali destinazioni balneari italiane. Come Jesolo e Viareggio, ad esempio, che, nei primi dieci giorni di agosto, vendono le camere rispettivamente a 75 euro a persona nei 3 stelle e a 94 euro nei “4” e a 81 euro a persona nei “3” e a 101 euro a persona nei 4 stelle. Con Rimini, invece, che si attesta, mediamente, tra i 55 euro dei “3” e i 70 euro a persona, a notte, dei “4”. Col risultato che, a parità di pernottamenti o, anche, con qualcosa in più, il fatturato alberghiero sarà inferiore o uguale». Da qui, allora, parte una proposta: «Bisogna misurare il valore prodotto non solo i volumi – incalza ancora il manager -. Come, del resto, fanno tutte le destinazioni più evolute che guardano, prima, ad indicatori come la spesa media per turista, la permanenza media, e il valore economico generato da ogni ospite. E dopo, solo dopo, alle presenze. Insomma – conclude Santinato - servirebbe una ricerca per misurare il valore del turismo riminese. Un osservatorio dedicato al confronto delle principali destinazioni balneari italiane. In ballo c’è il futuro turistico della Riviera».