Nell’agosto 2018, alla rotonda delle Befane, ebbe un grave incidente stradale mentre era in sella alla sua Vespa, a causa di una macchia d’olio presente sull’asfalto, proprio al centro della carreggiata e difficilmente evitabile. La caduta, avvenuto sotto gli occhi di un testimone e senza coinvolgere altre vetture o utenti della strada, gli causò un pericoloso versamento interno nella zona pettorale, con una prima prognosi di 15 giorni poi prolungata dal medico curante, come confermato dalla documentazione sanitaria.
Ora, dopo otto anni e un lungo iter giudiziario, il 49enne riminese, difeso dall’avvocata Francesca Giovanetti, ha vinto la causa contro il Comune di Rimini, che è stato condannato dalla Corte d’Appello di Bologna a pagare circa 7mila euro a titolo di risarcimento danni e 12mila euro per le spese legali. Secondo quanto stabilito, sarebbe infatti spettato all’Amministrazione verificare da quanto tempo fosse presente lo sversamento d’olio, risultato invece, come dimostrato dalla difesa, non ripulito nemmeno tre giorni dopo l’incidente.
La vicenda tra il 49enne e il Comune di Rimini era iniziata già in fase extragiudiziale, quando l’Ente si era rifiutato di risarcire il danno, anche solo con un concorso di colpa del motociclista. La difesa, come avviene in questi casi, aveva quindi avviato un accertamento tecnico preventivo per quantificare il danno, a distanza di alcuni anni dal sinistro, con valutazione di un medico legale del Tribunale, che lo aveva stimato in circa 16mila euro. Nonostante ciò, il Comune aveva continuato a respingere la richiesta di risarcimento. La causa era quindi approdata davanti al giudice civile che, in primo grado, aveva dato ragione all’Amministrazione, ritenendo non provata la presenza prolungata della macchia d’olio sull’asfalto. La decisione è però stata ribaltata in Appello grazie al lavoro dell’avvocata Giovanetti e del collega Silvio Campidelli, anche se la Corte ha riconosciuto un concorso di colpa del conducente della Vespa, ritenendo che quel giorno “avrebbe potuto comunque prestare maggiore attenzione”. La vicenda si è poi chiusa a Bologna dopo la rinuncia del Comune al ricorso in Cassazione, con il pagamento di quanto stabilito dalla sentenza di condanna.