Aeradria, confermate le assoluzioni per Gnassi, Vitali e Cagnoni

Rimini
  • 26 marzo 2026

RIMINI. La Corte di Appello di Bologna conferma l’assoluzione dell’ex sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, dell’ex presidente della Provincia di Rimini Stefano Vitali e dell’ex presidente di Italian exhibition group, scomparso nel settembre 2023, Lorenzo Cagnoni, per la vicenda del fallimento di Aeradria, la società che gestiva l’aeroporto di Rimini. Nel tardo pomeriggio di ieri, la Prima sezione si è pronunciata dunque a favore degli imputati, dopo l’appello proposto dal pm di Rimini a seguito della sentenza di assoluzione del 14 gennaio 2022 in primo grado, per il reato di ricorso abusivo al credito. Per Vitali anche la conferma di assoluzione per il reato di bancarotta fraudolenta aggravata, per il quale il procuratore generale nel corso del giudizio di appello ha richiesto la condanna. Quantificata durante il processo a Rimini dal pm in quattro anni e quattro mesi di reclusione. Lo stesso Vitali, come Gnassi con Nicola Mazzacuva, ringrazia gli avvocati Moreno Maresi e Mattia Lancini: «Sapere di essere in mani sapienti e accoglienti mi ha aiutato a superare i tanti momenti di sconforto» di questi 13 anni. Certo, la sua vita è «completamente cambiata» e non augura a nessuno lo stesso destino. «Se non fosse stato per la mia famiglia, la mia comunità e gli amici e i miei avvocati, non so se sarei stato in grado di superare questa fase delicatissima della mia vita», ribadisce. E resta «la delusione verso un sistema e una certa dose di amarezza mi rimarranno per sempre». La vicenda giudiziaria del crac Aeradria, gli fa eco Gnassi, «ha toccato la città intera con una sua infrastruttura decisiva», con dimensioni e aspetti su cui «varrebbe la pena riflettere».

Il dem ringrazia, oltre al legale, a sua volta la famiglia, gli affetti più cari, gli amici e l’intera comunità riminese che «non mi hanno mai fatto mancare affetto e vicinanza sia prima, durante il mandato di sindaco che la vicenda giudiziaria ha attraversato per nove anni fino a ottobre 2021; sia dopo nei successivi quattro, fino ad oggi. Senza questo sentimento forte non avrei retto e avrei mollato molto prima». Con la sentenza di ieri, aggiunge, «si mette la parola fine a questi 13 lunghi anni in cui la vita ti cambia nel profondo, in cui non c’è giorno che non vivi senza un pensiero che torna. Le ferite morali, di salute, economiche e anche quelle che inevitabilmente, per chi ricopre incarichi istituzionali, sono anche provocate dall’esposizione pubblica costante ti toccano nel profondo, ti cambiano la vita». E «rimangono»Gnassi porta poi con sé «il dolore profondo» di non condividere, come già nel 2022, l’assoluzione con il padreo che «se ne andò nel pieno della vicenda stessa che non solo vedeva accusato un figlio ma vedeva sequestrati anche i beni in ‘via cautelativa’ di tutta la famiglia».

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