Accusato di abusi su un’atleta 16enne a Riccione, chiesti 5 anni di carcere all’arbitro di scherma

Rimini

Ultime “stoccate” nel processo contro Emanuele Bucca, l’arbitro internazionale di scherma oggi 46enne, a giudizio con l’accusa di violenza sessuale aggravata avvenuta nel 2021 in un albergo di Riccione ai danni di un’atleta che all’epoca del fatto aveva solo 16 anni.

Ieri per l’uomo, davanti al collegio penale presieduto dalla giudice Adriana Cosenza (con a latere i magistrati Elisa Giallombardo e Luca Gessaroli), il pm Luca Bertuzzi, al termine della requisitoria, ha chiesto 5 anni di carcere. Il processo è stato poi rinviato a metà settembre per repliche e sentenza. «Per noi il fatto non è mai avvenuto - ha fatto sapere l’avvocato Vainer Nanni, che difende l’imputato insieme alla legale Antonella Senatore -. Per l’accusa l’unico supporto sono le parole della ragazza che però a nostro parere sono prive del benché minimo riscontro».

La ricostruzione

La vicenda risale al 13 maggio 2021, quando l’arbitro e l’atleta, entrambi siciliani, si trovavano a Riccione per i Campionati italiani giovani e cadetti. Teatro della presunta violenza l’hotel in cui alloggiavano gli sportivi. Secondo quanto emerso dalle indagini, l’uomo avrebbe approfittato dei momenti in cui riusciva a restare solo con la giovane, baciandola e palpeggiandole il seno, per poi costringerla a stare distesa sul letto vicina a lui e forzandola a compiere atti sessuali. A peggiorare il quadro per l’arbitro, il fatto che la ragazza avesse bevuto sostanze alcoliche, non essendo quindi pienamente cosciente e consapevole durante gli attimi trascorsi insieme a Bucca. Il racconto fornito dalla ragazza parlava esplicitamente del suo tentativo di alzarsi dal letto e uscire dalla stanza per raggiungere gli altri ragazzi e dell’uomo che l’avrebbe presa per un braccio e trascinata di nuovo sul letto, dove avrebbe continuato a baciarla e a toccarla nelle parti intime. La giovanissima, però, non si era arresa. Alla fine, infatti, la schermitrice era riuscita a divincolarsi e precipitarsi fuori dalla stanza. Quanto successo in quella camera d’albergo lo raccontò subito ai genitori, i quali sporsero denuncia alla Procura. «Non mi faceva alzare dal letto, mi toccava nelle parti intime, forzandomi a compiere atti sessuali, ma poi sono riuscita a divincolarmi e ad aprire la porta» avrebbe riferito la giovane durante l’incidente probatorio davanti al gip che poi accolse la richiesta di rinvio a giudizio del pm. La stessa che nel procedimento si è costituita parte civile, insieme ai genitori, tutti tutelati dall’avvocato Diego Galluzzo del foro di Agrigento.

Altre accuse di due ragazze

Bucca, da quanto emerso, era finito al centro di un’altra vicenda analoga, rimasta però tra le mura della Federazione italiana scherma. Un caso a cui diede voce anche Repubblica, secondo cui l’arbitro (che partecipò alle Olimpiadi di Tokyo), era stato sospeso per 30 giorni dalla Fis dopo che una giovane arbitra (maggiorenne, in questo caso), lo aveva accusato di molestie nella notte tra il 18 e il 19 ottobre 2021, sempre in un hotel di Riccione. La vicenda si concluse con un patteggiamento senza la pubblicazione del dispositivo. E soprattutto, senza che la faccenda venisse giudicata dal tribunale ordinario. L’arbitro però si trova alle prese anche con un altro procedimento parallelo, dai caratteri simili e nato proprio da una “costola” di quello riminese. È imputato per violenza sessuale su un’altra allieva, accusa per cui è stato rinviato a giudizio a Catania, dove la vittima (seguita dall’avvocato Aldo Rossi di Sciacca).

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