Cara casa quanto ci costi. È quello che pronunciano i riminesi ogni volta che si trovano davanti ad un notaio per un rogito. Perché Rimini è tra le città con gli appartamenti più cari. Lo dice l’analisi del Sole 24 Ore, su elaborazione dati della Qualità della vita, che pone la capitale italiana delle vacanze balneari al quinto posto in Italia, dietro solo a Roma (prima), Venezia, Firenze, e Napoli, ma davanti a Milano e Bologna. Costano così tanto le abitazioni a Rimini che, secondo lo studio del “Sole”, per acquistare un appartamento di 60 mq in zona semi centrale ci vogliono 12,23 anni di stipendio (12,71 anni a Napoli, 13,66 Firenze, 14,61 Venezia, 15,16 Roma, 11,83 Milano, 9,66 Bologna). Un parametro, quello dei 12,23 anni di stipendio, che supera di gran lunga il livello di stress abitativo che la Commissione europea, nel suo Affordable housing act (la regolamentazione che consente ai Comuni di introdurre limitazioni al fenomeno degli affitti brevi) fissa in 8 anni. E che, quindi, permetterebbe a Palazzo Garampi di intervenire con restrizioni e limitazioni sulle locazioni turistiche, quelle che, secondo gli operatori del settore, penalizzerebbero gli affitti lunghi e di conseguenza le politiche abitative.
A Rimini, la casa è sempre più cara: “Per 60 metri quadri servono oltre 12 anni di stipendio”
Il Comune
Precisano allora gli assessori all’Urbanistica e alla Casa Valentina Ridolfi e Kristian Gianfreda: «Intanto la nuova legge regionale dell’Emilia Romagna raccoglie buona parte, se non tutte, le indicazioni europee. Tuttavia il documento della Commissione Ue sembra aver riacceso le solite polemiche sia politiche che dei portatori d’interesse». Per questo, nell’avvertire che «se il dibattito si concentrerà sulle tifoserie ed esclusivamente sulle limitazioni, i Paesi d’Europa non faranno grandi passi in avanti rispetto al problema». Ridolfi e Gianfreda rendono noti quelli che saranno gli indirizzi prioritari «che verranno assorbiti nel documento strategico del Piano urbanistico Generale (Pug)» e che renderanno il tema della casa e dell’abitare prioritario. Indirizzi che si svilupperanno su 10 punti essenziali.
«L’accessibilità abitativa – annunciano i due assessori – diventerà priorità nell’agenda urbana e la disponibilità di case economicamente accessibili sarà considerata una componente essenziale della coesione sociale e dell’attrattività della città. Quindi punteremo a realizzare un’offerta di abitazioni complementare al libero mercato, affiancando all’edilizia residenziale ordinaria una politica strutturale di housing accessibile, rivolta anche alla crescente “fascia grigia” che non possiede i requisiti per l’edilizia residenziale pubblica». Sarà poi diversificata l’offerta in base alla nuova domanda dell’abitare e saranno date risposte ad alcune categorie strategiche prioritarie come i giovani, le giovani coppie, gli studenti, gli stagionali, il personale sanitario, le forze dell’ordine, i corpi civili dello Stato, gli insegnanti, i lavoratori delle imprese locali. L’amministrazione comunale, perciò, farà della rigenerazione urbana la principale leva per aumentare l’offerta.
Recupero dal degrado
«A tal proposito – sottolineano Ridolfi e Gianfreda - segnaliamo il lavoro progettuale che stiamo portando avanti su alcune aree cittadine, in stato di abbandono o degrado, che dovranno rigenerarsi in moderni quartieri, con servizi, piazze, verde, e alloggi a canoni accessibili a consumo zero di nuovo territorio». E nella logica «del passaggio dall’abitare all’abitanza», saranno promossi interventi in cui l’alloggio sia integrato con servizi, verde, spazi comuni, mobilità sostenibile. Nel Pug, quindi, saranno introdotti meccanismi di rigenerazione e trasformazione per creare quote di edilizia a canone sostenibile. Saranno introdotte condizioni urbanistiche e fiscali che rendano conveniente per i proprietari di casa l’immissione sul mercato di abitazioni a canone concordato o calmierato. Infine nascerà un Osservatorio sull’abitare con precisi indicatori di risultato.