Dietro alle sbarre dei Casetti si trovano oggi 163 persone, 47 uomini in più di quelli che il carcere potrebbe ospitare. E il carcere, alcuni di questi, lo scontano in una sezione, la numero 1, in cui mancano le docce nelle celle, non c’è la porta del bagno, e lungo il corridoio disastrato della sezione vedono correre gli scarafaggi. A raccontare al mondo cosa c’è dietro la porta di ingresso blindata della casa circondariale di Rimini sono i partecipanti all’iniziativa nazionale “Ferragosto in carcere”, promossa dal Partito radicale e dall’osservatorio carcere dell’Unione delle Camere penali, che ieri mattina hanno ispezionato i Casetti accompagnati dalla polizia penitenziaria e dalla dirigenza. Ne è emerso un quadro tutto sommato positivo, al netto delle carenze di una sezione e del sovraffollamento generale: buone sia la gestione da parte del personale della polizia penitenziaria che la collaborazione da parte dei detenuti e l’assistenza sanitaria.

I più sfortunati
All’interno dei Casetti, non tutte le sezioni sono uguali. Delle cinque sezioni, la numero 1 «è in uno stato pietoso», riferisce Andrea Muratori, esponente del Partito radicale che ieri mattina ha partecipato alla visita. Qui, i detenuti che si incontrano «sono arrabbiati – riferisce Muratori – e lo sono proprio per le condizioni delle celle in cui si trovano». All’interno di una sezione fatiscente ci sono infatti celle che, a differenza di quelle in altre sezioni, «non hanno la doccia, e il bagno non è separato da un porta, ma solo da una tenda che quindi non è in grado di isolare dai rumori e dagli odori, garantendo un minimo di privacy». Le docce comuni poi «hanno il soffitto verde per la muffa e, su cinque, due erano del tutto inutilizzabili. Di rado hanno l’acqua calda, perché la caldaia è vecchia e va spesso in blocco». Inoltre, se il pavimento delle singole celle è stato rifatto, quello del corridoio della sezione no, risultando “costellato” di «mattonelle scheggiate e con il battiscopa assente, dove spesso i detenuti vedono correre gli scarafaggi».
Panni alle inferriate
Molto piccole, le celle non hanno inoltre lo spazio per stendere i panni lavati, «per cui sono costretti ad appenderli alle inferriate della finestra, ostacolando ancora di più il passaggio dell’aria». A chi “toccano” queste celle? «A chi deve stare meno tempo in carcere», risponde Muratori, riportando quanto riferito dalla polizia penitenziaria, che riconoscendo il degrado si giustifica appellandosi ai fondi insufficienti per ristrutturarla. Gli stessi fondi che mancano per la gestione dell’area colloqui esterna, presente ma inutilizzata, con i gazebo e giochi per bambini già installati.

Troppa gente
Dalla visita è emerso come il carcere riminese sia sì all’avanguardia dal punto di vista dell’assistenza del personale, ma afflitto dalla stessa malattia che ammorba il sistema penitenziario italiano: quella del sovraffollamento. «Il numero massimo effettivo di detenuti che il carcere potrebbe contenere – spiega Ivan Innocenti del Partito radicale – sarebbe 116, ma oggi a Rimini sono recluse 163 persone, per un tasso di sovraffollamento calcolato del 41%. Tuttavia, abbiamo riscontrato che non viene violata la sentenza Torreggiani, che prevede per ogni detenuto uno spazio di 3 metri calpestabili». Gli uomini per cella possono arrivare a un massimo di 6 persone in quelle più grandi, «oppure essere 3 o 4 detenuti, per un minimo di 2». Dei reclusi, quelli in attesa di giudizio «sono il 47% – continua Innocenti – cioè 76 persone, di cui 47 in custodia cautelare in attesa di apparire alla prima udienza». Un fatto che, secondo Innocenti «dimostra come sia sovra utilizzato lo strumento del carcere». Sottodimensionato risulta invece il personale di polizia penitenziaria, che a fronte del centinaio attuale di agenti, necessiterebbe di almeno altre 40 persone, soprattutto per sopperire ai turni notturni.

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