Rimini, violenza sessuale sul 14enne: la Procura chiede il giudizio per l’albergatore

Il pubblico ministero Davide Ercolani, ha chiesto il giudizio immediato per l’albergatore riminese di 57 anni, arrestato lo scorso 29 agosto per violenza sessuale aggravata: avrebbe costretto a un rapporto orale un 14enne ospite con la famiglia del suo hotel. Accusa infamante che l’uomo, difeso di fiducia dagli avvocati Paolo Righi e Alessandro Pierotti, ha sempre respinto con forza. Ma a quanto pare, vista la decisione del sostituto procuratore che con la collega Paola Bonetti compone il pool della procura cui vengono delegate tutte le indagini in questa materia, le accuse sarebbero tutte provate, cristallizzate dagli esiti delle perizie affidate ai carabinieri dei Ris di Parma. Da quella sui campioni di liquido biologico dell’indagato, all’esame del personal computer sequestrato dagli investigatori dell’Arma riminese al momento della cattura, dove sono state trovate numerose immagini pedopornografiche.
La storia
I fatti risalgono alla notte tra il 6 e il 7 agosto scorso. Il cinquantasettenne, albergatore con una laurea in legge nel cassetto, sbriga saltuariamente anche l’attività di portiere notturno. Il ragazzino, in vacanza con il padre e con altri familiari (così come anche l’anno prima), non riuscendo a dormire va a cercare sollievo sul terrazzo e si addormenta sulla sedia a dondolo. Nel dormiveglia, però, a un certo punto, dice di accorgersi che l’albergatore lo sta toccando. Il minore, come spesso avviene alle vittime di abusi, resta pietrificato, incapace di reagire: l’adulto – chino su di lui – può fare i suoi comodi.
Per gli psicologi che hanno raccolto il racconto del quattordicenne, il ragazzo è “attendibile”. L’albergatore racconta invece di avere sorpreso il minore con i pantaloni abbassati e il telefonino in mano e di averlo invitato a non fare certe cose in veranda. La parola dell’uno contro quella dell’altro. Il padre del giovanissimo, che al mattino ha lasciato la struttura e interrotto la vacanza in riviera, ha chiamato subito i carabinieri che sono accorsi in hotel e hanno raccolto le testimonianze sul posto. L’albergatore, quando i carabinieri si sono presentati in albergo per notificargli l’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dalla giudice Benedetta Vitolo, aveva consegnato spontaneamente il telefono e il personal computer. Collaborazione non sufficiente, però, a parere del Gip, per evitargli il carcere.

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