RIMINI. «Solo la morte ci può separare». L’inquietante messaggio da parte del marito ha convinto la moglie a raccontare i suoi timori, ma anche le umiliazioni subite dall’uomo che diceva di amarla. Da ieri lui, un italiano residente a Rimini di 58 anni, è in carcere con l’accusa di maltrattamenti familiari e violenza sessuale: almeno in tre occasioni avrebbe costretto la donna ad avere rapporti intimi con la forza. I carabinieri del Nucleo investigativo di Rimini hanno eseguito il provvedimento firmato dal giudice Manuel Bianchi su richiesta del pm Davide Ercolani sulla base di una serie di accertamenti svolti in collaborazione dei colleghi della località dove la moglie si era nel frattempo rifugiata alla vigilia del lockdown dopo avere lasciato l’abitazione coniugale. Una decisione maturata da tempo, ma più volte rinviata per i ricatti affettivi dell’uomo, intenzionato a mantenere la relazione a ogni costo nonostante il rifiuto di lei: «Se mi lasci mi suicido». Un pericolo che lo stesso giudice paventa individuando nel carcere la misura necessaria a neutralizzare sia le prevaricazioni e le minacce dell’uomo, sia gli istinti autolesionisti. In un recente selfie inviato alla moglie, condito di minacce e offese, si ritrae infatti in piedi sul balcone della propria abitazione riminese. La donna però di tornare con lui, ora che è riuscita a trovare la forza di sottrarsi a una relazione malata, non ci pensa nemmeno. Accanto all’immagine dell’uomo in bilico a molti metri da terra, infatti, ha consegnato ai carabinieri anche la drammatica registrazione audio di una violenza sessuale subita tra le mura di casa. Il fatto risale all’estate scorsa. Lui l’aveva obbligata a spogliarsi (un’altra volta le aveva le strappato i vestiti di dosso dopo avere chiuso a chiave la porta) e aveva abusato di lei nonostante lo implorasse di desistere. «Oggi devi fare quello che voglio, ti rompo il …».
Gli scatti d’ira e le aggressioni si erano fatte sempre più frequenti: la donna temeva che lui potesse farle del male. Nella denuncia ha raccontato di essere stata a lungo denigrata, bersaglio di lanci di ciabatte e telecomando, era obbligata a fare quello che lui diceva e non aveva voce in capitolo neanche sulla scelta della vacanza. Ogni volta che lei gli annunciava la decisione di lasciarlo, il marito minacciava il suicidio riuscendo così a farla desistere. La visita alla sorella malata, in un’altra città e il divieto di spostamenti che ha tenuto alla larga l’uomo per due mesi le hanno dato la forza di dire basta, Quando lui, talmente ossessionato da controllare a distanza i suoi accessi sui social, ha compreso che lei non sarebbe più tornata i suoi toni sono diventati definitivi: «Solo la morte ci può separare». Un messaggio ambiguo e preoccupante del quale l’accusato, difeso dall’avvocato Andrea Cappelli, potrà fornire una propria interpretazione al giudice nel corso dell’imminente interrogatorio di garanzia davanti al giudice.

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