Nel bel mezzo di una lezione a distanza sugli schermi dei ragazzi collegati da casa sono comparse le immagini di un film porno. È accaduto agli allievi di una scuola media del Riminese e c’è solo da immaginarsi la sorpresa dell’insegnante e degli stessi ragazzi invitati in fretta e in furia a lasciare il collegamento. È una delle segnalazioni arrivate agli uffici della sezione riminese della polizia postale riguardo alle incursioni di probabili “cyberbulli”, autori di scorribande di cattivo gusto nelle videolezioni altrui. Indagini sono in corso sull’episodio.
Quella delle immagini oscene non è stata l’unica scorreria di queste settimane: anche gli studenti di un istituto superiore di Rimini hanno inopportunamente sghignazzato di fronte a una voce sconosciuta che ha preso a bersaglio l’insegnante di turno coprendolo di insulti. Se la scuola in generale ha dato buona prova di sé in tutte le sue componenti con il ricorso di emergenza all’informatica per assicurare la continuità didattica durante la pandemia, resta il nodo della sicurezza delle piattaforme utilizzate. È infatti sufficiente condividere il link di invito alla videolezione e senza procedure di autenticazione si aprono praterie per goliardi e malintenzionati. Un deterrente potrebbe essere la registrazione della videolezione così da poter riuscire più facilmente a risalire al “cyberbullo”. Anche in caso contrario, però, volendo, la polizia postale può farcela con qualche sforzo in più a rintracciare i “disturbatori” tenuto presente che le principali piattaforme – diventate ormai di uso comune anche per la loro semplicità di utilizzo – custodiscono i dati di chi le usa. Resta anche da definire il reato ipotizzabile per gli autori delle incursioni: sarà meglio per loro, in ogni caso, evitare di mettersi nei guai.

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