Rimini, al via il fermo pesca. Attenzione agli acquisti di pesce

Rimini, al via il fermo pesca. Attenzione agli acquisti di pesce

Al via da ieri il fermo pesca nell’Adriatico. Il provvedimento, annunciato da Coldiretti Impresapesca e in vigore fino al 27 agosto, riguarda le acque che vanno da Trieste ad Ancona e da Bari a Manfredonia, mentre il tratto di mare che va da San Benedetto a Termoli vedrà il blocco della pesca dal 15 agosto al 13 settembre. Da quest’anno i pescherecci dovranno osservare entro il 31 dicembre anche altri giorni di blocco (da 7 a 17 a seconda della zona di pesca) che potranno essere decisi dai pescatori stessi.
Che cosa cambia per i consumatori? Dal momento che in Italia l’80% del pesce proviene dall’estero, nelle zone di blocco il rischio di acquistare pesce straniero o congelato aumenta, anche se è ugualmente possibile trovare prodotti di qualità. La direzione del Mercato coperto di Rimini dichiara a proposito che, nonostante il fermo pesca, «si potrà continuare a trovare il pesce fresco nostrano pescato dalle piccole barche con reti da imbrocco e il pesce proveniente dal basso Adriatico», che non sono soggetti al fermo pesca. Rimarranno per lo stesso motivo disponibili anche tutti i tipi di mitili (come cozze e vongole) e sarà possibile trovare pesce proveniente dal resto dell’Italia e dagli allevamenti o prodotti congelati e decongelati.
Il consiglio di Coldiretti per gli acquisti è leggere l’etichetta esposta sul bancone, che per legge riporta anche l’area di pesca (Gsa). Le provenienze da cercare per gustare pesce fresco italiano sono quelle dalle Gsa 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10 (Tirreno centro meridionale), 11 (mari di Sardegna), 16 (coste meridionali della Sicilia), 17 (Adriatico settentrionale), 18 (Adriatico meridionale), 19 (Jonio occidentale); è da considerare fresco, anche se non pescato in acque italiane, anche il pesce delle Gsa 7 (Golfo del Leon), 8 (Corsica) e 15 (Malta).


«Per non cadere in inganni pericolosi per la salute occorre garantire la trasparenza dell’informazione ai consumatori dal mare alla tavola, estendendo l’obbligo dell’indicazione di origine anche ai menù dei ristoranti con una vera e propria “carta del pesce”» dichiara Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, sottolineando la necessità di aggiungere alle etichette anche l’indicazione della data in cui il prodotto è stato pescato. La misura del fermo pesca per Coldiretti «non risponde alle esigenze della sostenibilità, tanto che lo stato delle risorse nei 33 anni di fermo pesca è progressivamente peggiorato, come anche parallelamente lo stato economico delle imprese e dei redditi». La speranza è di vedere nel 2020 «novità positive per mettere in campo un nuovo sistema che tenga realmente conto delle esigenze di riproduzione delle specie e delle esigenze economiche».

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