Rimini. Vecchia pescheria: il giovane ferito chiede i danni e scrive una lettera

Racconta di essersi di essersi «pesantemente lesionato il tendine d’Achille» a causa del blocco di marmo della vecchia pescheria che ha ceduto non appena gli si è appoggiato contro. Ma racconta di essere stato vittima di un linciaggio, per fortuna virtuale, da parte delle istituzioni, della politica, dei social network e dei mass media. Il ragazzo riminese di 22 anni coinvolto nel cedimento del bancone ha scritto una lettera sfogo spiegando di sentirsi vittima di una “bufera” che lo ha travolto non appena resa nota la notizia del cedimento del marmo, tra reazioni e “verdetti” immediati. Uno dei lati oscuri del moderno mondo iperconesso, iperveloce e dalla “reazione” istantanea. Di seguito il testo integrale della sua lettera e la dovuta risposta.

La lettera

Sono l’ancora anonimo e ormai famoso protagonista dell’incidente in cui è rimasto rovinato lo storico bancone della vecchia pescheria. Nella notte tra venerdì e sabato mi trovavo lì con alcuni amici e mentre chiacchieravo con alcuni di loro appoggiato al bancale, improvvisamente la lastra di marmo ha ceduto, trascinandomi a terra e rovinandomi addosso. Insieme ai numerosi presenti che mi hanno soccorso, è stata immediatamente chiamata l’ambulanza e avvisata la polizia di stato per i dovuti rilievi. Fino a qui solo uno spiacevole e doloroso incidente (ho il tendine d’Achille pesantemente lesionato). Dalla mattina stessa è iniziato per me un vero e proprio incubo. Un lancio d’agenzia descrive l’accaduto come l’opera di un pericoloso vandalo che era ovviamente ricercato, il thriller continuava poi riportando che il criminale era stato finalmente identificato, grazie alle telecamere di sorveglianza. Mentre io ero in questura a denunciare l’accaduto, pronto è uscito il post su Facebook del sindaco, che tranquillizzava la cittadinanza, garantendo mano ferma e inflessibile contro l’intollerabile crimine. A seguire, brillanti commenti di autorevoli giornalisti, il più arguto dei quali incoraggiava più pietas per lo storico marmo che per le ossa del sottoscritto. Un brivido mi è corso lungo la schiena a sentire commenti da bar che invocavano giustizia usando sulla mia testa la stessa mazzuola con cui avevo distrutto il bancone (sic!). A fianco intanto montava la ormai consueta montagna d’odio sui social, che cercava famelica l’identificazione del soggetto contro cui scagliarsi. Probabilmente un giudice si esprimerà riguardo all’eventuale risarcimento danni; certo è che il mio eventuale ‘uso improprio’ del bancone è da sempre consuetudine quotidiana di centinaia di giovani e meno giovani, tollerata e ammessa dalla pubblica amministrazione. Solo poche settimane fa, lo stesso luogo è stato sede di incontri per la campagna elettorale riguardante le elezioni amministrative, e in quell’occasione decine di persone sedevano sullo stesso bancale sul quale io ero semplicemente appoggiato. Mi piacerebbe invece non fosse un giudice, ma la coscienza individuale di ogni persona a riconoscere il grado di bassezza cui giunge il giornalismo quando si butta a capofitto sull’accaduto cercando non la verità quanto la sensazione. Mi delude la politica in perenne campagna elettorale pronta ad usare ciò che accade e le persone coinvolte come occasioni e schermi di difesa o attacco per il proprio consenso, così come mi delude il fatto che ciascuno di noi abbia la necessità di costruirsi un bersaglio esterno dove meglio poter veder brillare la propria presunta, immacolata innocenza.

La risposta del Corriere Romagna

Appena hanno cominciato a circolare sui social network le immagini del bancone danneggiato, le informazioni sono andate, almeno inizialmente, in un’unica direzione: quella di un possibile atto vandalico. Tesi supportata dal sindaco Jamil Sadegholvaad: «L’amministrazione comunale di Rimini agirà in sede legale nei confronti di questa persona e di eventuali altre coinvolte nel danneggiamento». Era prevedibile, prima che venisse resa nota quella che sembra l’esatta dinamica dei fatti. E’ una delle conseguenze del fatto che ormai ogni notizia viene commentata sui social in tempo reale.

Il Corriere Romagna non ha nulla da rimproverarsi: ha raccontato la cronaca di questa vicenda, dando tempestivamente conto della verità mano a mano che veniva a galla. Il termine “bassezza” è naturalmente fuori luogo. È proprio perché abbiamo cercato la verità che sull’edizione cartacea di questo giornale il 22enne non è mai stato accusato di nulla. Al contrario, è stato dato immediatamente ampio spazio alla sua versione dei fatti. Ma al nostro interlocutore vorremmo fare notare quanto lui stesso sia caduto nella trappola delle facili generalizzazioni e delle reazioni tranchant che imputa agli altri, perchè è evidente come il virus della reazione rabbiosa senza verificare nè approfondire quanto successo dopo il fatto e come sia stato effettivamente raccontato abbia colpito anche lui. In quest’epoca dove spesso non c’è posto per la riflessione, forse rischia di diventare inevitabile.

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