Rimini: “Unicum” tre nuove mostre al museo

La storia dell’arte è anche e soprattutto la storia degli artisti, delle loro vite e del come, perché, dove e quando nacquero le loro opere, “figlie” d’arte che poi ebbero una vita propria percorrendo cammini autonomi. Ed è anche il caso di Benedetto Gennari, pittore di Cento, nipote di Giovanni Francesco Barbieri, noto come il Guercino. Una delle sue opere più belle, la “Madonna col bambino per la corte d’Inghilterra”, sarà esposta al Museo Tonini di Rimini dal 7 maggio al 13 giugno. Prima esposizione di un “trittico” di mostre dal nome Unicum/Racconti al museo: una sola grande opera esposta per un breve periodo, prestata dai proprietari ma affiancata dalle opere dello stesso autore in possesso del museo.

La seconda “puntata” sarà dedicata a Simone Cantarini con “Il ritrovato ritratto di Alessandro Tassoni” (18 giugno-1 agosto); la terza a Guido Reni e al suo “Paesaggio con amorini in gioco” (6 agosto-30 settembre).

L’idea, dell’assessore alla Cultura Giampiero Piscaglia, è stata accolta e messa in pratica da Massimo Pulini, che firma anche i cataloghi. Dipinti tutti prestati gratuitamente dai proprietari, che hanno anche pagato le spese del catalogo. Zero euro di spesa pubblica quindi ma che, si spera, si moltiplicheranno in cifre a molti zeri di incassi per il museo.

Il primo appuntamento

Ma torniamo al “nostro” Gennari, la cui storia è davvero bella e particolare. Quando lo zio Guercino morì, nel 1666 a Bologna, dove aveva trasferito la sua famosa bottega, il nipote Cesare Gennari ne continuò l’opera, mentre suo fratello Bernardo preferì emigrare (allora i “cervelli” andavano via come e più di oggi) alla corte del Re Sole in Francia. Qui lavorò per ben 12 anni prima di trasferirsi in Inghiterra da Carlo II, figlio di Carlo I, re decapitato da Cromwell. Gennari restò in Inghilterra anche quando a Carlo II succedette il fratello Giacomo II. Ma il suo stile, che prima della partenza dall’Italia era indubbiamente guerciniano con qualcosa di Reni e Caravaggio (vedasi la luce e il soggetto del dipinto in possesso del museo, con quella testa tagliata nel piatto), al suo ritorno dall’avventura europea era così cambiato che nessuno lo riconobbe.

La sua Madonna esposta nei prossimi giorni (prestata da Giusti Antichità) venne realizzata per Edward Petre, sorta di Rasputin ante litteram della corte inglese e consigliere della regina moglie di Giacomo II, una nobildonna della famiglia Este di Ferrara. Quando l’intera corte dovette fuggire in Francia, il quadro venne salvato dalla vedova dell’altro re, Carlo II, Caterina di Braganza, che lo portò con sé in Portogallo, sua patria nativa. Ed è qui oggi, in Portogallo, che alcuni dipinti di Gennari stanno tornando alla luce nelle aste. Anche l’opera già in possesso del museo fu acquistata all’asta anni fa con il contributo della Fondazione Carim, su segnalazione di Pier Giorgio Pasini.

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