Rimini, uccise la moglie a martellate. La perizia psichiatrica: “Sapeva bene quello che faceva”

Giovanni Laguardia era in pieno possesso delle sue facoltà mentali quando la notte del 26 ottobre del 2020 ha ucciso con 18 martellate (tante quanti gli anni del loro matrimonio) la moglie Vera Mudra. Anzi, la sua azione è da interpretare come la rivalsa di un uomo verso la donna che voleva lasciarlo. Con quel martello ha voluto dire «adesso te la faccio vedere io».
Queste, in estrema sintesi, le conclusioni che emergono dalla perizia realizzata dal dottor Riccardo Sabatelli, direttore del Centro salute mentale dell’Azienda Usl di Rimini su incarico della Corte d’Assise chiamata a giudicare l’idraulico in pensione che ha massacrato la consorte nel sonno.
Un “verdetto” quello dello psichiatra che fa balenare all’orizzonte dell’idraulico in pensione la condanna del carcere a vita: il 70enne è chiamato a rispondere infatti dei reati di omicidio premeditato aggravato dal grado di parentale della minorata difesa della vittima.
Ultimo atto
La richiesta della perizia era stata avanzata dal collegio difensivo dell’uxoricida composto dagli avvocati Linda Andreani e Andrea Mandolesi.
I legali l’avevano presentata dopo aver dato il proprio consenso all’acquisizione integrale di tutti gli atti dell’indagine condotta dal sostituto procuratore Luigi Sgambati.
Ecco perché dopo l’audizione dello specialista la presidente della Corte la giudice Sonia Pasini, ha potuto fissare nel prossimo 7 marzo la data in cui si arriverà certamente alla sentenza, dopo la requisitoria del pubblico ministero e le arringhe della difesa e dell’avvocato Cristiano Basile, parte civile per conto della figlia della vittima presente in aula durante l’ultima udienza.

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