RIMINI. Completamente ubriaco aggredisce il suo soccorritore, costretto a cercare riparo dentro l’ambulanza, e poi si scaglia contro due agenti della Volante, un uomo e una donna, ferendoli. Per fermare un quarantacinquenne albanese che poco prima disteso sull’asfalto sembrava “morto”, i poliziotti gli hanno dovuto spruzzare in volto lo spray urticante e se avessero avuto a disposizione il taser, la pistola a impulsi elettrici sperimentata in altre parti d’Italia, questa sarebbe stata la situazione ideale per sperimentarla.

È accaduto domenica pomeriggio in via Maceri, all’angolo con via Montecatini. L’albanese, fuori di sé per l’alcol, per un po’ è rimasto in mezzo alla strada a tirare i calci alle auto in transito, blaterando qualcosa nella sua lingua. In particolare, ha cercato di fermare una giovane donna, con un bambino a bordo, che si è spaventata a morte quando lo sconosciuto ha allungato la mano verso la portiera ed è sgommata via velocissima. Dopo un po’ lo straniero, stordito dalla brutta sbornia, è stramazzato al suolo e qualcuno mosso a pietà, vedendolo inerte, ha chiamato i soccorsi. Quando l’operatore della Croce azzurra di Riccione è sceso dall’ambulanza per aiutarlo, l’albanese si è rianimato e per prima cosa gli ha sputato addosso più volte, rifiutando di adagiarsi sulla lettiga.

Alla reazione violenta e aggressiva è seguito l’intervento della polizia. All’arrivo degli agenti il “paziente” era seduto a terra accanto all’ambulanza, ostinato nel suo rifiuto. All’improvviso si è scagliato anche contro i poliziotti con una violenza inaudita (dieci giorni di prognosi per entrambi, costretti a farsi medicare al pronto soccorso). Solo la bomboletta spray d’ordinanza ha consentito loro di tenerlo a bada. Arrestato con l’accusa di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, ieri mattina è comparso davanti al giudice (e agli agenti ammaccati e fasciati). L’arresto è stato convalidato: l’albanese, difeso dall’avvocato Ninfa Renzini, rimarrà in carcere in attesa del processo (fissato tra un mese). In aula ha detto di aver bevuto e di non ricordare niente. Domiciliato a Rimini, sostiene di lavorare saltuariamente come addetto al montaggio e smontaggio degli allestimenti fieristici. È in fase di richiesta d’asilo. In passato era già stato accompagnato in un centro per il rimpatrio, ma alla vigilia dell’espulsione aveva richiesto la protezione internazionale e, di conseguenza, era stato rilasciato. In patria stando al suo racconto rischierebbe la pelle per una specie di faida familiare.

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