Rimini. Truffa allo Stato, indagati i fratelli Paesani e il padre

Concorso in truffa aggravata ai danni dello Stato. È questo il reato che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Rimini, i nomi dei noti ristoratori riminesi, i fratelli Lucio e Claudio Paesani e quello del padre Luciano. Contestazione per cui il Nucleo di polizia economico finanziaria del comando provinciale della Guardia di finanza di Rimini ha sequestrato nei giorni scorsi 600.000 mila euro, l’intero finanziamento ottenuto dallo Stato e gestito dal Medio credito centrale, per la ristrutturazione mai iniziata dell’hotel Vasco di Viserba ma che, secondo l’ipotesi dell’accusa, avrebbe invece generato solo una società creata ad hoc di cui è legale rappresentante Luciano Paesani, allo scopo di utilizzare il finanziamento per altri fini.


L’inchiesta

L’indagine dei militari del Nucleo di polizia economico finanziaria guidato dal maggiore Roberto Russo, ha preso le mosse dell’elaborazione dei dati generati da un software che sulla base di precise chiavi di ricerca inserite dagli investigatori riminesi, permette di poter selezionare, all’interno della platea degli oltre 14 mila percettori di questo tipo di finanziamenti, le situazioni a più elevato rischio. L’attenzione è così caduta sulla società di cui è legale rappresentante Luciano Paesani che avrebbe dovuto usare i 600.000 euro per la realizzazione di fabbricati, opere murarie, acquisto di macchinari, impianti ed attrezzature del “Vasco” per molti anni alloggio di servizio della Questura di Rimini.


I conti non tornano

Tra le presunte anomalie che sarebbero state rilevate da Fiamme gialle e Procura, la circostanza che l’immobile al centro dell’inchiesta è intestato a un’altra società, seppur riconducibile sempre alla famiglia Paesani e che la società richiedente il finanziamento non risulta essere neppure titolare del contratto d’affitto dell’albergo da ristrutturare. Altra “anomalia”: i lavori per legge dovevano essere realizzati entro 9 mesi dall’erogazione dei soldi ed invece non sono mai iniziati.
Sotto la lente d’ingrandimento della Finanza e degli uffici al terzo piano del palazzo di giustizia, anche le modalità con cui il finanziamento è stato ottenuto. Requisiti inderogabili, ha stabilito il legislatore, sono ovviamente la presentazione di un progetto di investimento ma anche il fatto che il 20 per cento della somma totale deve essere coperta dal richiedente. Dovendo dare prova tangibile al momento della domanda della propria solidità finanziaria, sarebbe emerso che la società creata per la ristrutturazione avrebbe ricevuto le somme necessarie a coprire la quota di sua spettanza, circa 200 mila euro, dalle casse del “Coconuts” e dal ristorante “Sburon”. Somma che sarebbe stata immediatamente restituita al Coconuts non appena ottenuto il finanziamento, con una operazione di pagamento della vendita di mobilio fatta dal locale del lungomare Tintori che, dalla documentazione acquisita, non risulterebbe mai essere avvenuta. Situazione questa potrebbe essere oggetto di una nuova imputazione.


La difesa

«I miei assistiti sono assolutamente tranquilli e sono sicuri di poter dimostrare in tutte le sedi la loro buona fede». Lo sottolinea l’avvocato Paolo Righi, legale della famiglia Paesani. «Quello della ristrutturazione del Vasco è un progetto di cui il Comune è perfettamente a conoscenza, che è stato più volte al centro di incontri con i loro tecnici, slittato per colpa della pandemia che prima ha chiuso gli uffici e poi sono ripartiti schiacciati da una gran mole di lavoro».
Per quanto riguarda l’acquisto del mobilio, il legale tiene a precisare «che si è trattato di un normale acquisto di cui però non è stata chiesta la consegna, perché i lavori nella struttura dove devono trovare posto, non sono iniziati».

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