Rimini. Troppe spese per le parrocchie: ipotesi comunità energetica

Il caro bollette picchia duro anche sulle parrocchie. «Alcune, questo inverno, sono state costrette a sospendere il riscaldamento – spiega don Danilo Manduchi, economo della Diocesi di Rimini –. Si sta pensando di costituire un gruppo di acquisto. Oppure anche una comunità energetica. Per motivi ecologici, ma anche per motivi di valenza economica».

E lancia un appello: «Si consideri la valenza sociale di alcune nostre attività. Uno Stato oculato dovrebbe avere attenzione a favorire quelle esperienze sociali che aiutano la collettività a vivere in base a certi principi di civiltà».

La situazione

Fra le parrocchie che in inverno hanno spento i termosifoni, «non solo le più piccole – entra nei particolari Manduchi –. Alcune piccole hanno sofferto in modo proprio evidente. Ma anche alcune grosse, o medio-grosse. Soprattutto dove ci sono strutture “mega”, che consumano un sacco di riscaldamento».

Il prossimo autunno-inverno, se non dovesse cambiare niente nel frattempo, «il problema si ripresenterà alla stessa maniera – aggiunge l’economo –. Il costo delle utenze è molto, molto alto. Perché poi abbiamo strutture molto grandi, molto costose, fatte con criteri dove il risparmio energetico era quello che era al tempo in cui sono state costruite, ovviamente. Le strutture nuove non sono così, ma le nuove sono pochissime. Quindi, indubbiamente, il caro bollette è stata una mazzata. E anche il caro utenze in generale».

L’appello

Come Chiesa «non abbiamo alcuna tariffa per le utenze agevolata – sottolinea l’economo –. Occorrerebbe distinguere ciò che, nella attività della Chiesa, rende un servizio al miglioramento della società, per favorirle e incentivarle con un sostegno anche economico. Il rischio non lontano è, altrimenti, quello di dover chiudere attività che sono diventate insostenibili per i costi proibitivi». Insomma, «tutte quelle opere che sono sociali, sportive, educative, giovanili e caritative non dovrebbero pagare la tariffa piena – continua –. Proprio perché sono anche e soprattutto un servizio alla collettività. Lo dimostra il fatto che dove la parrocchia è attiva e funziona c’è maggiore coesione sociale, minore dispersione della coscienza collettiva, perfino minore delinquenza giovanile».

Una considerazione che si può allargare anche ai beni culturali ed artistici: «I numerosissimi monumenti storici, si pensi solo alle chiese, custoditi e curati dalla Chiesa pagano la stessa tariffa per le utenze che pagano strutture che hanno fine di lucro e/o di divertimento e che, giustamente, portano dividendi alle tasche dei proprietari – osserva –. A differenza di arte e cultura che, dal punto di vista concreto, portano solo costi, e richiedono impegno e risorse sia per la gestione che per la manutenzione».

Ma «credo sia evidente a tutti che la ricaduta culturale, sociale, economica, turistica, ad esempio, del Tempio Malatestiano non beneficia solo sulla Chiesa, che invece ne sopporta tutti i costi – conclude –, ma va a beneficio di tutta la città, delle sue categorie economiche, del suo prestigio nel mondo».

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