Rimini. Tra bollette e contagi, i ristoranti aprono nel weekend

A cena fuori? Sì, ma solo nei fine settimana. In questo periodo non tanto o non solo per scelta del cliente che sceglie di non uscire la sera perché il giorno dopo si lavora. Tutt’altro. La realtà è che diventa sempre più difficile trovare un ristorante aperto fra il lunedì e il giovedì. Il mix esplosivo fra restrizioni anti Covid, quarantene e isolamenti dilaganti e super rincari nelle bollette di luce e gas sta infatti portando tantissimi titolari all’ottimizzazione delle spese: tradotto, aperture ridotte e ferie in attesa di tempi migliori.

A cena? Solo nel week end

Da nord a sud il risultato non cambia, basta alzare la cornetta per rendersene conto e il nostro “tour” parte da Viserba, alla Taverna il Trabucco. «Abbiamo un locale piuttosto piccolo, ma finché c’erano degli eventi d’inverno in Fiera si riusciva a sopravvivere bene, in questo frangente fra i provvedimenti pandemici e i costi esorbitanti delle bollette diventa impossibile stare aperti tutti i giorni e stiamo limitando l’attività a venerdì, sabato e domenica a pranzo per non abbandonare la clientela che è già difficile fidelizzare e non lasciare passare messaggi negativi» rivela il titolare Domenico “Mimmo” Pica, sospirando: «Si cerca di ridurre i costi al minimo e avere una gestione più oculata possibile. E’ inevitabile».

Bastian contrario

Stesso disco al Bastian Contrario, attività storica lungo la via Marecchiese. «Sono due settimane che stiamo facendo solo venerdì, sabato e domenica perché la gente ha paura e frequenta meno i ristoranti, le bollette sono diventate insostenibili e abbiamo avuto un 50% in più di spese. Senza contare che il rischio che con una positività si finisca tutti in quarantena è sempre dietro l’angolo» fa eco Mattia Arcangeli, auspicando: «Speriamo di tornare alla normalità a metà febbraio, ma qui si naviga a vista di questi tempi».

Delinda stop and go

Qualche centinaio di metri più a nord sulla Marecchiere c’è la Trattoria Dalla Delinda, che quanto paventato dal collega lo ha appena toccato con mano: «Siamo stati chiusi una settimana per quarantena preventiva dopo la positività di un dipendente, lo abbiamo fatto per non rischiare e per non fare rischiare nulla ai nostri clienti e dopo aver fatto un giro di tamponi negativi abbiamo riaperto oggi (ieri ndr)».

Bollette alle stelle

Stefano Gaudenzi con la sua ‘Prua’ alla Darsena è invece fra i pochi che resiste. Anche se non sa fino a quando sarà possibile farlo. «Stiamo continuando a tempo pieno cercando di fare il meglio possibile, il fine settimana si lavora di più ma se si vuole tenere la clientela bisogna stringere i denti. Fra luce, acqua, gas e rifiuti sono arrivato a pagare 10.000 euro al mese con 1000 euro al mese di rincari solo di luce e di gas: qui ci vogliono fare chiudere e far diventare tutti Mc Donald, far stare aperti solo chi ha i soldi. Da noi c’era chi stava bene, benino e il giusto, la categoria del benino oramai è più che a rischio» mastica amaro.

Personale questo sconosciuto

Gaetano Callà è presidente provinciale, vice presidente regionale e membro del direttivo nazionale della Fipe Confcommercio, oltre che titolare del Terrae Maris di Viserba. Il nostro “tour” si chiude lì dove è iniziato, con una serie di elementi in più. «Purtroppo ciò non accade solo qui da noi, ma in tutta Italia l’andamento sta diventando questo: la situazione è molto critica e se non cambia qualcosa finiamo in braghe di telo. La gente oramai lavora il venerdì e il sabato e per il resto sta chiusa. D’inverno qui da noi le boccate di ossigeno le davano gli eventi fieristici, con il Sigep a gennaio facevamo tre-quattro turni, ora la gente ha paura, la scuola che doveva dare sicurezza aumenta e le quarantene e la batosta sulle utenze è quasi il colpo di grazia» lancia l’allarme, partendo dalla sua esperienza personale: «Il Terrae Maris starà chiuso fino a quando finirà l’emergenza, perché i miei 60 posti se va bene diventano 30 con i tavoli da quattro, con quelli da due distanziati non ne parliamo neanche… Senza contare l’enorme difficoltà nel reperire personale, che non si trova soprattutto da parte di chi come me non lavora da un po’».

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