Rimini. Tentò di stuprare 19enne con il coltello tra i denti, condannato

Esattamente un anno fa, la mattina del 26 maggio, stringendo un coltello tra i denti, dopo essere ere riuscita a trascinarla in casa con una scusa, aveva cercato di stuprare una ragazza di 19 anni sfuggita per miracolo alla violenza. Ieri mattina il 40enne cocainomane cronico, con rito abbreviato, è stato condannato a 4 anni e 2 mesi di reclusione. L’uomo che era difeso dall’avvocato Flavio Moscat, ha risarcito la vittima costituitasi parte civile con l’avvocato Veronica Magnani e da molti mesi vive agli arresti domiciliari in una comunità di recupero fuori regione dove sta seguendo un percorso di disintossicazione e ha iniziato a frequentare anche un corso in un centro anti violenza.

L’incubo

Tutto era iniziato a cavallo delle 11. La vittima stava andando a piedi in farmacia quando il bruto, affacciato dal balcone di casa, le ha chiesto un aiuto per sistemare la tapparella di una finestra, operazione che non riusciva a fare da solo per problemi fisici. Appena messo piede nell’appartamento la ragazza aveva capito che si trattava di un’imboscata ed ha cercato di fuggire. Era stata però bloccata alle spalle e il bruto, dopo averle gettato via il telefono, le avveva messo una mano sulla bocca e con l’altra l’aveva spinta a terra. Dopo un primo approccio sessuale ed una prima colluttazione, lei era riuscita a fuggire verso il balcone per chiedere aiuto. Il violentatore l’aveva però raggiunta e, impugnando un coltello da cucina, l’aveva trascinata di nuovo a terra e le era salito a cavalcioni; e mentre le stringeva le mani attorno al collo, le morsicava le braccia e le strisciava l’organo genitale addosso.

Il salvataggio

Tutto quel trambusto, per fortuna, non era sfuggito a un vicino di casa dell’aggressore che, attirato dalle urla strozzate della ragazza era sceso in strada e, guardando il balcone, aveva visto l’uomo sopra la 19enne con il coltello stretto tra i denti. Compresa la gravità della situazione, quindi, era corso verso l’appartamento del bruto dove si era imbattuto nella ragazza che dopo l’ennesima colluttazione, era riuscita a fuggire. Per entrare in casa il personale della seconda sezione della Squadra mobile era stato costretto a scalare il balcone. Una volta in casa avevano trovato lo stupratore nella camera da letto. Nelle orecchie aveva le cuffiette dello smartphone con cui seguiva un corso di lavoro on line: stupito, aveva detto di non aver sentito il campanello perché stava ascoltando musica al massimo del volume. Il coltello con cui aveva minacciato la vittima era stato rinvenuto in casa del vicino: la ragazza, che in ospedale sarà giudicata guaribile in 5 giorni, era riuscita a sottrarglielo prima di fuggire. In carcere era così finito per violenza sessuale aggravata e lesioni personali aggravate. Casetti, come detto, che lui conosceva di già. Nel 2017, infatti, era stato arrestato sempre per violenza sessuale. Anche in quella circostanza la vittima era una ragazzina poco più che maggiorenne che aveva cercato di stuprare nel retro della piadineria dove lavorava.

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