Rimini, spiagge: la protesta divide i balneari

Rinnovo delle concessioni balneari, oggi a Roma manifestano le associazioni di categoria. Una protesta indetta da Sib e Fiba che parte già divisa. «Non ci hanno voluto» fa commenta Mauro Vanni, presidente di Confartigianato imprese demaniali. «Peccato – aggiunge – l’unità in questo genere di battaglie è fondamentale. Il 18 marzo organizzeremo altre iniziative con tutti i sindacati di categoria».

Ma cosa vi divide? «Le differenze sulla riforma sono minimali, più che altro le relazioni personali».

Cosa succede

Oggi a Roma in piazza Sant’Apostoli, Sib Confcommercio e Fiba Confesercenti hanno organizzato una manifestazione contro la riforma che disciplina le concessioni demaniali. I balneari possono contare sull’appoggio dei vertici regionali (a partire dal governatore Stefano Bonaccini), più i sindaci dei comuni costieri, da Ravenna a Cattolica.

Come è noto, entro la fine del 2023, il rinnovo delle concessioni balneari (più di 1.500 in Emilia Romagna) deve avvenire tramite una gara pubblica e le associazioni di categoria contestano la bozza di legge recentemente emanata e chiedono cambiamenti da apportare durante il dibattito parlamentare. I punti cardine: riconoscimento del valore economico, commerciale e sociale delle imprese esistenti, valorizzazione dell’esperienza professionale, no a offerte economiche al rialzo. Se no? Si rischia di mettere in crisi un settore costituito da migliaia di famiglie.

Il calcolo degli investimenti

Confartigianato imprese demaniali ha inviato in commissione al Senato le sue osservazioni, mentre martedì Cna balneari ha illustrato sempre in commissione al Senato i propri emendamenti. «Non è certo la nostra categoria a doversi assumere il peso di un ritardo storico. Noi abbiamo sempre rispettato la legge, pagato gli oneri richiesti, cercato di districarci fra una montagna di burocrazia per innovare l’offerta in spiaggia», sottolinea il presidente Mauro Vanni. Precisando che le «imprese hanno investito sulla base di una legge che ora cambierà. Leggo di “professori” che impartiscono lezioni di concorrenza, gente che non ha idea di cosa sia il rischio d’impresa e cosa comporti a livello di responsabilità».

Con la riforma, prosegue Vanni, «c’è la possibilità di mettere ordine», ma questo «non significa spazzare via quel che abbiamo costruito, con la fretta di organizzare gare di evidenza pubblica entro fine 2023, tempi impossibili per le amministrazioni». Nella riforma, ribadisce, ci sono «elementi per noi inaccettabili», si «ignora» il valore dell’impresa, i suoi investimenti e in generale il suo contributo a costruire un modello turistico «vincente». Dal canto suo Cna conferma la necessità di realizzare una «mappatura puntuale delle aree realmente disponibili», così da valutare la possibilità di una continuità aziendale per gli attuali concessionari laddove il bene non risulti scarso. E di tutelare e riconoscere gli investimenti fatti. C’è un punto, però che va chiarito: come si può calcolare il valore di una impresa costruita sulla sabbia in concessione? «Nulla si inventa dalla sera alla mattina – spiega Vanni -. Ci sono dei tecnici in Tribunale che con tabelle calcolano il valore di una impresa sulla base di posizione, ampiezza, immobili presenti, dagli anni di attività, storicità. La sabbia è dello Stato, ma l’impresa è nostra».

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