Rimini, spari contro l’auto fuggita all’alt: indagato poliziotto

Sparò quattro colpi di pistola all’indirizzo della vettura sfuggita all’alt senza colpire l’automobilista al volante, rimasto miracolosamente illeso. I fatti, avvenuti a Rimini in via Tonale, risalgono all’1 giugno scorso. L’agente della polizia stradale, difeso dall’avvocato Piero Venturi, è adesso indagato con l’accusa di accensioni ed esplosioni pericolose, fattispecie prevista come reato dall’articolo 703 del codice penale. Si tratta di un atto dovuto da parte della procura, a sua stessa garanzia. Nei suoi confronti non è stato aperto alcun procedimento disciplinare. Stando alla sua versione, avvalorata dal collega di pattuglia, avrebbe sparato legittimamente dopo un tentativo di investimento stradale solo per fermare l’auto in fuga. L’agente è rimasto ferito al braccio (si è spostato per evitare di essere travolto in pieno) ed è in malattia per le lesioni riportate (30 giorni di prognosi). Il giovane al volante, denunciato per resistenza a pubblico ufficiale, preannuncia attraverso l’avvocato Tiziana Casali una querela nei confronti del poliziotto. «Avrebbe potuto uccidermi, adesso vivo nell’ansia». Era sull’auto della fidanzata e correva a restituirgliela. Lei, infatti, rischiava di arrivare tardi a un banchetto di nozze e così lui, con grande incoscienza, alla vista della paletta degli agenti, aveva tirato dritto – battendo con il dito sull’orologio per far capire che aveva semplicemente fretta. Non aveva niente da nascondere, ma ha rischiato di centrare l’agente e poi di essere ucciso dai quattro proiettili esplosi in sequenza. È rassegnato all’idea di dover affrontare un processo per quella che lui sulle prime avrebbe definito una «cavolata». Parallelamente, però, punta a ottenere un risarcimento economico per il rischio corso.

Il ferimento del ladro

Ogni indennizzo è stato finora negato al ladro ferito due anni fa da un carabiniere. L’interessato si è opposto all’archiviazione dell’accusa di lesioni aggravate nei confronti del militare, difeso dall’avvocato Giovanni Marcolini, che nel giugno 2017 lo ferì con due colpi di pistola mentre era in fuga su un furgone rubato. Secondo le conclusioni dell’inchiesta, il carabiniere agì per legittima difesa, nella forma cosiddetta putativa, nella convinzione cioè di trovarsi in pericolo.

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