Rimini: smonta l’auto per avere il rimborso dall’assicurazione

Rimini: smonta l'auto per avere il rimborso dall'assicurazione

RIMINI. Denuncia il furto della Fiat Cinquecento, ma in realtà non gli era stata rubata: voleva probabilmente nascondere al padre il fatto di averla distrutta in un incidente stradale e recuperare più soldi possibili con l’aiuto di un carrozziere compiacente. È almeno questa l’ipotesi degli investigatori, messi sulla pista giusta dal fiuto del “detective” della società di assicurazione, alla quale era stato chiesto l’indennizzo economico.

Due imputati in concorso

Il protagonista della vicenda, un ventinovenne residente a Morciano di Romagna (difeso dall’avvocato Luca Greco), rischia adesso di essere chiamato a rispondere delle accuse di simulazione di reato e danneggiamento fraudolento di beni assicurati.
Il pubblico ministero Luca Bertuzzi ha chiesto il rinvio a giudizio sia per lui sia per il meccanico di San Clemente (difeso dall’avvocato Antonino Reina) al quale il giovane si sarebbe rivolto – dopo l’uscita di strada e il pesante danneggiamento dell’utilitaria – per fare a pezzi quel che restava dell’auto di papà, non più recuperabile.
Alcuni pezzi della vettura, una portiera, il cofano, una ruota completa, il radiatore e perfino una targa nascosta all’interno di una macchina in riparazione, erano stati infatti trovati nel parcheggio dell’officina del titolare suo amico.

Controllo della polstrada

Il materiale era saltato fuori durante un controllo amministrativo svolto dagli agenti della polizia stradale di Riccione che avevano avuto una mezza dritta dell’assicurazione. Altri pezzi della Cinquecento, ben accessoriata, secondo le ipotesi degli investigatori potrebbero essere stati tagliati con lo smeriglio per essere poi rivenduti come ricambi. Per il resto invece, sarebbe stato il carrozziere a preoccuparsi di smontare le varie parti e mandare al macero per lo smaltimento come rifiuti speciali quelle deteriorate o non commercializzabili, così da disfarsene senza lasciare traccia. Volevano spartirsi l’indennizzo assicurativo e il corrispettivo della vendita dei pezzi di ricambio? Il padre del giovane automobilista, secondo gli accertamenti, era all’oscuro della presunta macchinazione del figlio, ma dopo la sparizione dell’auto era stata sporta una denuncia di furto. Il rimborso – all’esito delle indagini – ovviamente non è stato più liquidato.
Convinti di avere smascherato il figlio del proprietario e avere mandato all’aria il suo piano di ingannare un po’ tutti, gli agenti della sezione di polizia giudiziaria della polstrada, hanno quindi concluso le indagini con un’informativa condivisa in pieno e fatta sua dalla procura. L’ultima parola sull’eventuale processo, come sempre, spetta adesso al giudice dell’udienza preliminare.

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