Rimini. Rincari sulle multe, il Comune assicura: “Non c’è lucro”

Da una parte l’Antitrust che solleva il problema: ci sono spese collaterali imposte da molte amministrazioni comunali che pareggiano o superano l’ammontare della contravvenzione stessa. Dall’altra i Comuni che si difendono: sono costi che non possono pesare sulla collettività, ma su chi ha commesso l’infrazione. E, in mezzo, l’automobilista sanzionato che si ritrova a mettere mano al portafogli, senza poter neppure protestare. E il caso multe esplode. Con tanto di critica, aspra, sollevata, davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla tutela dei diritti di utenti e consumatori, dal garante Roberto Rustichelli: «È assolutamente necessario – aveva commentato qualche giorno fa il presidente dell’Antitrust – predeterminare normativamente l’ammontare di un costo standard valido per tutti i Comuni, ispirato a criteri di ragionevolezza, reale correlazione ai costi, trasparenza e non discriminazione degli utenti».

I conti di Palazzo Garampi

Ma qual è la posizione del Comune? Anche piazza Cavour adotta costi aggiuntivi sulle multe recapitate ai trasgressori del Codice della strada? Risponde l’assessore con delega alla polizia locale, Juri Magrini: «Abbiamo una convenzione, siglata quattro anni fa, con Intercent-Er, agenzia pubblica regionale che si occupa della riscossione delle contravvenzioni. E i costi inseriti in contravvenzione, oltre i 9,5 euro di spese di notifica, previsti per legge, variano a seconda dei casi». Una conferma, dunque: Palazzo Garampi rientra tra le amministrazioni comunali che fanno storcere il naso al Garante della concorrenza.

L’elenco della spesa

Ma vediamoli questi “servizi” che, secondo l’Antitrust, verrebbero fatti pagare dai Comuni alla voce spese di accertamento. C’è il costo di stampa, quello per la postalizzazione, ci sono le spese per l’acquisto e la manutenzione dei palmari per la rilevazione delle infrazioni, c’è la manutenzione delle apparecchiature e del software di gestione del servizio, e poi ci sono le spese per i moduli autoimbustanti, e ancora la redazione delle distinte delle raccomandate, fino alle spese per le visure alle banche dati della Motorizzazione civile.

Spiega Magrini: «Per quanto riguarda le visure Aci e altre operazioni di verifica che l’amministrazione deve effettuare per risalire all’automobilista sanzionato abbiamo inserito una spesa complessiva unica di 1 euro. E poi ci sono i costi relativi alla notifica dei verbali: 4,50 euro se inviati col metodo digitale, attraverso l’utilizzo della Pec (Posta e-mail certificata, ndr), 14 euro, invece, se la spedizione avviene in modo tradizionale, quello cartaceo, tramite Poste italiane».

Ma quello che l’assessore ci tiene a evidenziare è un fatto, secondo lui inequivocabile: «Da parte dell’amministrazione non c’è alcun lucro. Nessun modo occulto di fare cassa alle spalle dei cittadini. Anzi, proprio facendo pagare al trasgressore del codice della strada le spese che gli uffici comunali devono sostenere per la notifica della multa e per l’individuazione dell’automobilista sanzionato evitiamo di pesare sulla fiscalità generale. Ovvero sulle tasche dei riminesi».

Evidentemente, però, non la pensa così il presidente dell’Antitrust, Rustichelli, quando sostiene che «la discrezionale definizione di tali spese, a livelli talvolta elevati, si traduce in uno sfruttamento della posizione di debolezza del consumatore-cittadino, che è costretto a pagarle».

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