Rimini. Rincari metano, i titolari delle stazioni: “Settore finito”

Fluttuazioni, prezzi decuplicati e utenti decimati: il settore del metano nel riminese trema, ma cerca di resistere. L’aumento dei prezzi dell’energia e del gas è ormai cosa nota con bollette quasi decuplicate. Le cose non vanno però meglio per chi il metano lo vende. Da un lato, infatti, i prezzi alla vendita aumentano e dall’altro diminuisce l’utenza che si serve del metano, che non rappresenta più un’offerta così competitiva rispetto agli altri carburanti in commercio. A spiegarlo sono due imprenditori del settore, Roberto Baroni della Petroli Baroni e Massimo Paganelli della Paganelli carburante e membro di Federmetano, la federazione che riunisce i trasportatori e i distributori di metano.

Un decimo degli utenti

A dare idea di cosa abbia comportato l’aumento dei prezzi sono i dati sui clienti dei distributori di metano. «Per dare un’idea – dice Massimo Paganelli – siamo passati da un numero di rifornimenti al giorno che stava tra i 400 e i 600 a 40, 60 rifornimenti al giorno» per il distributore che si trova nella località Santa Giustina di Rimini. «Il settore del metano per l’autotrazione non è in ginocchio: è finito».

Un grido d’allarme che era stato lanciato tempo fa, prima dello scoppio della guerra in Ucraina e delle sue conseguenze sull’economia. «Tra la primavera del 2021 e ottobre del 2021 i prezzi all’acquisto, quello che paghiamo noi distributori dai fornitori, erano già triplicati – continua Paganelli -. A distanza di un anno, tra ottobre 2021 e ottobre 2022, sono ancora più che triplicati».

La stangata

Un ricarico che si ripercuote anche sulle famiglie «che sono l’utenza principale del metano nel settore dell’autotrazione. In questo momento siamo fortunati se riusciamo a vendere il metano allo stesso costo a cui lo abbiamo acquistato – prosegue Paganelli -, rimettendoci i costi delle spese accessorie, come quelle dell’energia elettrica o del personale».

Chiudere la distribuzione del metano «significa che nella mia azienda su 5 persone per 3 si arriverebbe alla cessazione del contratto – chiude Paganelli -. Se rimaniamo aperti in questo momento è per spirito di servizio».

Niente programmazioni

«Il mondo si è ribaltato – commenta Roberto Baroni -. Prima il metano era un prodotto che aveva un prezzo ragionevole e da sempre è stato presentato come ecologico. Adesso sembra sia diventato il diavolo».

Un ribaltamento che porta a un passo indietro: «le aziende che avevano mezzi a metano stanno ripristinando il vecchio parco mezzi a gasolio – dice Baroni – e nelle famiglie chi ha il doppio a motore è tornato alla benzina». Impossibile anche fare programmazione, viste le oscillazioni a cui è sottoposto il prezzo del gas.

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