Il Tribunale del Riesame ha respinto il ricorso presentato da Giulio Lolli contro l’ordinanza di custodia cautelare che ne ha disposto l’arresto in Italia dopo l’espulsione dalla Libia. I giudici hanno confermato il provvedimento prendendo tempo per le motivazioni. Resta in piedi così, almeno per adesso, l’accusa di “terrorismo” che a Tripoli gli era costata una condanna all’ergastolo e l’espulsione dal Paese nordafricano. Una circostanza che provocherà il trasferimento in automatico del detenuto in un carcere di massima sicurezza. La sua destinazione è il penitenziario di Nuoro, ma prima di approdare in Sardegna, attraverso il suo avvocato difensore Antonio Petroncini, l’ex imprenditore originario di Bertinoro ha chiesto e ottenuto di essere ascoltato dal pubblico ministero Davide Ercolani, titolare dell’inchiesta sulla maxi-truffa degli yacht. Il faccia a faccia, alla quale presenzierà il difensore, è fissato per mercoledì prossimo 15 gennaio nel carcere di Regina Coeli, a Roma. Il detenuto è pronto a chiudere al più presto e – nella maniera più indolore possibile – la partita aperta da anni con la giustizia riminese (per le accuse bolognesi ha già patteggiato), per poi concentrarsi sulle accuse piovutegli addosso in Libia. Sul piatto, nelle condizioni in cui si trova, e con un processo già aperto e destinato a riprendere con il suo ritorno in Italia (la prossima udienza è stata anticipata a marzo), può mettere ben poco, ma da latitante ha più volte annunciato di avere parecchie rivelazioni da fare. Potrebbe esserci chi trema all’idea che, senza più niente da perdere, possa spifferare i nomi di quanti mangiarono alla sua ricca tavola facendola franca grazie alla fuga all’estero.
Lolli dalla Libia ha fatto allusioni in passato al ruolo di alcune società di leasing o finanziarie nella sua rapida ascesa nella nautica: è uno degli aspetti che gli investigatori avrebbero voluto chiarire a suo e chissà che non sia troppo tardi. Lolli, che all’arrivo in Italia aveva preannunciato ai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della procura che lo andarono ad “accogliere” in aeroporto, di voler parlare («Ora racconterò la mia verità») ora potrà farlo per la prima volta davanti a un magistrato. Con il Gip di Roma si è infatti avvalso della facoltà di non rispondere, limitandosi a una dichiarazione spontanea: «Non sono un terrorista, non ho mai svolto attività di fiancheggiamento per gruppi compromessi con l’Isis». Nell’interrogatorio di dopodomani dovrà limitarsi a chiarire gli aspetti legati all’addebito più pesante del processo riminese. Le presunte minacce a una collaboratrice, costretta a fabbricare le false certificazioni delle barche, gli costano infatti l’accusa di estorsione. Lolli la respinge con forza: cercherà di convincere anche il pm Ercolani. Per farsi ascoltare potrebbe cominciare a fare i nomi di quanti, eventualmente, lo aiutarono a scappare e ne hanno favorito la lunga latitanza.

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