Rimini, riecco la stufa tirolese: con 2 euro scalda la casa 12 ore

Bollette alle stelle, il passato orienta gli acquisti. Tornano in voga stufe del 1500 che scaldano casa con 2 euro al dì. A illustrare l’antica ricetta anti rincari è il tecnico per il risparmio energetico, Enrico Poggiali, nonché fondatore e presidente di “Dimora energia”, associazione riminese di Bioarchitettura, fondata nel 2014, che riunisce una trentina tra esperti e docenti universitari.

La stufa tirolese

Si pulisce una volta ogni due anni con l’aspirapolvere. E non inquina. Con 14 chili di legna al giorno riscalda casa per 12 ore con una spesa quotidiana di 2-2.50 euro. Ma non basta. Usata fin dal 1500 sulle Alpi, la stufa tirolese evita problemi di manutenzione e produce pochissime polveri sottili, meritando 4 o 5 stelle. «Posso aprire le finestre mentre cucino, senza disperdere calore – spiega Poggiali –. Il riscaldamento a irraggiamento è infatti un sistema che sfrutta i raggi solari infrarossi». E per chiarire, porta l’esempio di una giornata fredda in montagna, quando dopo un’esposizione al sole seppur breve si toglie la giacca, sentendosi subito accaldati. Un effetto della banda dei raggi infrarossi che non scalda l’aria, bensì i corpi, come puntualizza il presidente di “Dimora energia”.

Una storia antichissima

Il funzionamento del riscaldamento a irraggiamento, già usato a partire dal X millennio a. C. in Asia, fu ripreso nel II secolo a.C. a Baia di Napoli dall’architetto Caio Sergio Orata, inventore delle Terme romane. Una tecnologia impiegata anche in età moderna, con le stufe ad accumulo usate a partire dal 1500 nell’arco alpino. «Un sistema di riscaldamento che – afferma – può sostituire i moderni radiatori, perché con 7 chili di legna a carica, per un massimo 2 cariche al giorno, garantisce un riscaldamento ecologico e certificato». Per realizzare la stufa, spiega Poggiali, «occorrono dai 10 ai 20 quintali di materiale, ossia terra cruda pozzolanica o mattonelle refrattarie ricche di allumina, una sostanza che accumula il calore e lo rilascia gradualmente». Ma assicura che «non serve molto spazio in casa e qualora l’abitazione sia su diversi livelli ne basterà una al pianoterra». La caratteristica primaria? È un passepartout per la crisi. «I sistemi di riscaldamento in abbinamento alla terra cruda mantengono il caldo rilasciandolo pian piano. Ovvero. Bruciando a mille gradi la stufa accumula calore ma lo diffonde progressivamente a 250-400 gradi. Tradotto: tutta l’energia resta dentro casa e anche da spento l’impianto continua a produrre calore: brucia combustibile per un’ora e mezza ma scalda per 12», evidenzia Polazzi.

I costi

Come combustibile, vanno bene sia legna che pellet, ma dato che un sacco di pellet da 15 chili è lievitato da 3.50 a 15 euro, secondo Polazzi conviene usare la legna, passata “solo” da 14 a 20 euro al quintale. Una stufa tirolese costa invece dai 7mila a 20mila euro, ma esiste la variante in acciaio che pesa molto meno anche sul portafoglio.

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