Presentato oggi alla stampa alla presenza del vescovo di Rimini, Francesco Lambiasi e di Gloria Lisi, vicesindaco del Comune, da Mario Galasso, direttore della Caritas diocesana, e Isabella Mancino, curatrice del report, il rapporto 2020 della Caritas diocesana di Rimini “al tempo del covid” con dati e grafici relativi al periodo gennaio-agosto 2020, che racconta la cruda realtà dell’anno del Covid. In particolare, dopo il lockdown la media dei pasti serviti dalla mensa Caritas è aumentata di un terzo, passando dai 90 pasti dei primi mesi dell’anno ai 130 di quelli estivi, mentre il servizio dei pasti a domicilio è più che raddoppiato, se a gennaio venivano servite in media 43 persone, a partire da marzo il numero è iniziato a salite per arrivare a superare le 140 in agosto. Non solo: delle 1.048 persone incontrate dai volontari, da gennaio a fine agosto, la maggior parte erano dei “ritorni”, ovvero si erano rivolte alla Caritas in passato ma poi in qualche modo erano riusciti a ottenere una certa indipendenza: tra questi il 20% non tornava da oltre cinque anni. Soprattutto nel periodo del lockdown si è riscontrato un’importante aumento degli italiani: nello stesso periodo del 2019 erano il 34,7%, mentre nel 2020 sono stati 39,6%, divario che si è amplificato nel trimestre successivo quando se nel 2019 erano il 30,5%, nel 2020 hanno raggiunto il 37,8%. “Il periodo che ci accompagna al coronavirus ha cambiato il nostro racconto – spiega Galasso – prima, nel 2019, avremmo parlato di una diminuzione delle persone che si rivolgevano a Caritas, ma è bastato un microscopico virus a dimostrare la nostra fragilità”. 

Tre persone su dieci non erano mai stati in Caritas prima e di queste in aumento sono gli uomini, l’80%, e crescono anche gli italiani, che sono il 39%. In particolare, sale anche il numero dei giovani che si rivolgono a Caritas, tra i 25 e i 34 anni, il 26% tra giugno e agosto, e una presenza maggiore di 45-54enni, pari al 25 % tra giugno e agosto. A colpire sono le professionalità dei nuovi arrivati: il 35,5% era impegnato nel settore turistico, il 18% in azienda, il 9% nel settore edilizio, l’8% come imbianchino, elettricista, idraulico, il 6% nell’agricoltura, il 6% come badante ed il 4% come imprenditore. 

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