Rimini. Rapina perfetta? Bandito tradito da una bottiglietta

Erano entrai in banca nella notte praticando un buco sul muro e al mattino avevano accolto la direttrice e gli impiegati con le pistole e un mitra spianato. Uno dei presunti autori della rapina è stato individuato e arrestato dai carabinieri della sezione operativa della Compagnia di Riccione. A tradirlo è stata la sete: ha lasciato la sua traccia genetica sulla bottiglietta d’acqua dalla quale ha bevuto durante il tempo trascorso in attesa del colpo. In carcere è finito Michele Catapano, 46 anni, milanese, difeso dall’avvocato Donata Malmusi di Bologna. Era ai domiciliari a Modena per altra causa. I fatti risalgono a 16 settembre 2019. La rapina messa a segno nell’agenzia della Credit Agricole di Cerasolo di Coriano, lungo la strada consolare per San Marino, fruttò ai malviventi 61mila euro. Ora è caccia ai due complici: sono stati più accorti e dietro di sé non hanno lasciato né impronte, né dna, ma non dormiranno sonni tranquilli visto che gli investigatori stanno analizzando da settimane il traffico telefonino dell’arrestato e i suoi spostamenti. Il piano era solido e i banditi hanno agito a volto coperto e con i guanti.

Prima di andarsene con i soldi avevano tenuto in ostaggio gli impiegati per tutto il tempo necessario perché le casse “temporizzate” si aprissero e poi li avevano legati mani e piedi prima di togliere il disturbo. I rapinatori erano entrati nella banca, durante la notte, attraverso un muro situato sul retro dello stabile, una zona non controllata dalle telecamere di sorveglianza, a ridosso di lavori in corso. Quindi, a colpi di piccone, si erano aperti un varco di una sessantina di centimetri, sufficiente per entrare uno alla volta. Il primo impiegato, ignaro della presenza degli intrusi, era entrato alle 8.10 e una volta disattivati gli allarmi si era ritrovato una pistola davanti alla faccia. Stesso destino per i colleghi arrivati alla spicciolata nel giro di pochi minuti. La direttrice era stata l’ultima a essere catturata. A quel punto uno degli impiegati è stato invitato ad appendere un cartello scritto con il pennarello: “La filiale riapre alle 10.45”. «Non vi preoccupate, non siamo qui per farvi del male: siamo dei professionisti, vogliamo solo i soldi della banca».

Il tono pacato, necessario per gestire la situazione, accompagnato da un accento marcatamente meridionale (fin troppo marcato), non aveva rassicurato più di tanto gli ostaggi, legati mani e piedi con delle fascette da elettricista (in modo non troppo stretto per non provocare problemi alla circolazione del sangue) e divisi in un paio di stanze. L’intenzione era evitare il panico: la sapevano lunga e avevano agito con un obiettivo ben preciso: attendere l’apertura a tempo della cassaforte. Per raggiungere lo scopo avevano fatto ricorso alla “collaborazione” del cassiere, costretto a eseguire i loro ordini dietro la minaccia delle armi. Uno aveva mostrato il caricatore del mitra, con i colpi inseriti: «Tranquillo, questi mica sono per voi, ma per carabinieri». Per un’altra mezz’ora, nel frattempo, gli ostaggi avevano pregato che l’incubo finisse. Arraffati i soldi, 61mila euro, i banditi erano usciti dalla banca come erano entrati. Lasciandosi dietro una bottiglietta di troppo.

L’ordinanza di custodia cautelare, richiesta dal pm Luigi Sgambati, è stata emessa dal Gip Manuel Bianchi. L’interrogatorio di garanzia si terrà per rogatoria a Modena.

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