Rimini. Raggirano il prete per anni e gli portano via 100mila euro

Per una decina di anni – secondo l’accusa – non avrebbero esitato a chiedergli denaro, approfittando della sua innegabile bontà cristiana (da 60 anni indossa la tonaca) accentuata da quella strana malattia che lo spinge a voler dare una mano a chiunque gli chiede un aiuto economico. Di qualunque entità esso sia.

Ad approfittare di questa patologia, secondo l’accusa, due riminesi senza scrupoli di 55 e 47 anni, non nuovi a guai con la giustizia per questo tipo di raggiro. Ora i loro nomi dai primi giorni di agosto sono iscritti nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Rimini. Le accuse ipotizzate: circonvenzione di incapace e truffa in concorso. La vittima è un sacerdote 80enne e il fascicolo negli uffici al terzo piano del palazzo di giustizia è stato istruito dopo l’esposto-denuncia depositato dall’avvocato Maurizio Ghinelli. Centomila euro, centesimo più, centesimo meno, la stima della somma che si sarebbero messo in tasca.

Le indagini

A dare mandato al legale, i familiari del sacerdote che si sono resi conto che erano stati firmati degli assegni post datati, otto dall’inizio dell’estate, dalle cifre fino a 6mila euro. Titoli fatti firmare dal sacerdote cui non veniva chiesto di mettere il nome del destinatario. Assegni che si sospetta la coppia di presunti truffatori avrebbe fatto firmare per “tamponare” delle scadenze, ben sapendo che sarebbero stati protestati perché ormai avevano prosciugato il conto della loro gallina dalle uova d’oro. Le successive verifiche della sezione di polizia giudiziaria dei carabinieri, coordinata dal sostituto procuratore Davide Ercolani, hanno mostrato come i due riminesi, titolari di attività commerciali, da anni si facevano consegnare denaro dall’anziano sacerdote convinto di fare del bene a persone bisognose.

Il mutuo della casa, dei muri dell’azienda da pagare. Problemi famigliari non ben precisati e negli ultimi due anni la crisi legata alla pandemia. Queste alcune delle scuse addotte dalla coppia per commuovere il sacerdote e convincerlo ad aprire il portafoglio. Uno dei due indagati con l’ex parroco aveva stretto un vero e proprio rapporto di amicizia, quasi parentale. Per questo più volte lo ha invitato a casa per trascorrere una giornata in compagnia della moglie e dei figli.

All’inizio del mese, gli inquirenti hanno quindi perquisito le abitazioni dei due indagati mentre gli ultimi otto assegni firmati dal sacerdote sono stati bloccati.

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