Rimini. Ragazzina violentata in piazza da un branco di minorenni

La colpa della ragazzina, davanti agli occhi del branco, potrebbe essere stata quella di essere amica del suo coetaneo, che tre dei bulli stavano stalkerizzando da più di un anno. Ecco perché, quando lo scorso 1 novembre, in una piazza della Valmarecchia la coppia di amici che frequenta la scuola media è entrata nel radar della gang, è scattata l’aggressione per cui otto ragazzini, di famiglie come tante, ora devono rispondere davanti al tribunale dei Minorenni di Bologna dell’accusa di violenza sessuale di gruppo aggravata dalla minore età della vittima. Reato per cui il codice degli adulti prevede una condanna con pena base di 8 anni fino a un massimo di 14. Tutti, come detto, sono stati messi dalla procura dei Minorenni sullo stesso piano. I quattro che per tre minuti, dopo averle bloccato mani e gambe, stando alla ricostruzione fornita dalla vittima, l’avrebbero costretta a piegarsi in avanti in una posizione sessualmente inequivocabile, e nonostante le suppliche, avrebbero violato il suo corpo e la sua dignità palpeggiandola ripetutamente; ed anche i quattro guardoni del branco che ridendo hanno assistito a quanto stava accadendo. Oltraggio cui ha chiesto di mettere fine l’amico, ottenendo come risposta uno spintone e un colpo alla nuca.

“Bulli di professione”

Un “esempio” di quelle attenzioni che da tredici mesi, ha fatto scrivere l’amico qualche giorno dopo nella denuncia presentata ai carabinieri, gli riservava il branco in formazione ridotta: solo in tre, infatti, due dei presunti violentatori e un presunto guardone, sono accusati di atti persecutori (stalking) aggravati anche in questo caso dalla minore età della vittima. Il ragazzino ha raccontato che praticamente tutti i giorni da ottobre 2019, fino al lockdown del 2020 per poi riprendere in estate, a ogni incontro il terzetto lo prendeva a calci, pugni, spintoni, lo schiaffeggiava alla base del collo. Non solo. Gli sputavano addosso, lo ridicolizzavano e offendevano dentro e fuori la scuola, per arrivare a minacciare un pestaggio vero e proprio se non avesse smesso di parlare con una sua compagna, non quella molestata sessualmente, su cui il branco avrebbe posato gli occhi. E non era finita. Altro “divertimento” irrinunciabile sarebbe stato quello di pedinarlo fino al passaggio pedonale fuori dalla scuola e lì spingerlo alle spalle sulle strisce quando le macchine si avvicinavano. Su tutti i fatti stanno eseguendo ancora molti approfondimenti i carabinieri della Compagnia di Novafeltria in stretto contatto con i magistrati minorili bolognesi. La raccolta del materiale probatorio è ancora in corso. Colui che viene indicato come il capo banda, lo stesso che più volte avrebbe contattato la ragazzina violentata inviandole, secondo le indiscrezioni, anche materiale fotografico, e tre “sottoposti”, devono anche rispondere di porto illegale di arma da taglio, piccoli coltelli a serramanico.

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