Rimini, quel geniale affarista del sindaco Camomilla

RIMINI. Prima di entrare nella vicenda che ha come punto di riferimento Camillo Duprè (1851-1920), farmacista e titolare dell’omonimo laboratorio chimico-farmaceutico, è doverosa una premessa. Il personaggio in questione è talmente esuberante e complesso che le poche note di cronaca, che lo dipingono come «geniale affarista», possono sembrare addirittura irriverenti. Il rischio c’è e lo corriamo, ligi al taglio che abbiamo voluto imprimere a questa rubrica, che non procede su linee biografiche, ma per aneddoti. Detto questo iniziamo.

Camillo Duprè (Archivio Catrani)


Lo spunto per parlare di Duprè ci viene offerto da un trafiletto del giornale Italia dell’8 luglio 1893 che annuncia l’apertura del «servizio farmaceutico notturno» nella sua farmacia, la “Duprè”, di piazza Giulio Cesare (oggi Tre Martiri) all’angolo con la via Soardi. Il periodico, nel mettere in risalto la nobile iniziativa sociale, invita i cittadini a non abusarne e rammenta che la «cortesia» è riservata solo ai casi urgenti e che i medicinali non possono essere consegnati «se non dietro la ricetta del medico».
Per rendere più efficace e immediato il servizio, Duprè fa installare un campanello elettrico presso l’ingresso secondario del locale a esclusivo uso delle chiamate notturne e inserisce «una bocchetta al portone principale sotto il portico» per la distribuzione dei medicinali. Trascorrere la notte in bianco, a disposizione della clientela, è una faticaccia. Ma ben ripagata. Il Municipio, infatti, elargisce per il “disturbo” un compenso annuo di 200 lire; inoltre l’apertura notturna è un forte richiamo “promozionale” anche per la clientela diurna. E Camillo Duprè, un quarantaduenne con il fiuto per gli affari molto spiccato, le buone occasioni non se le lascia scappare. Titolare di due farmacie, dal 1876 dirige un laboratorio chimico-farmaceutico il cui marchio qualifica dentifrici, saponi, profumi, creme per eritemi solari, pastiglie per la tosse e il raffreddore, un olio di fegato di merluzzo «inodoro e insaporo», inchiostri, pozioni e intrugli vari. Alcuni “preparati”, etichettati “Dupré”, hanno un notevole successo. Vanno per la maggiore i prodotti per la bellezza, «igienici e profumati», e le creme che proteggono dagli eritemi solari. Le sue miracolose Acque – l’Acqua di chinina e l’Acqua della Francesca – non solo «fermano la caduta dei capelli», ma ridonano alla capigliatura il «primitivo colore». Tra le bevande firmate “Duprè” si distingue uno sciroppo di tamarindo, premiato con tanto di medaglia d’argento all’Esposizione emiliana del 1888, perché «risponde perfettamente all’esigenza dell’igiene e del gusto»; un cucchiaio di Tamarindo Duprè – recitano le istruzioni – è «una buona bibita rinfrescativa», preso «in maggior dose riesce leggermente purgativo». Molto richiesto è anche un alchermes che «pel delicato suo sapore e per le sue qualità toniche eccitanti» è consigliato alle signore.


L’“Acqua” toccasana
Il prodotto che ha reso famoso il laboratorio farmaceutico Duprè è l’Acqua minerale artificiale di Vichy raccomandata persino da Augusto Murri, direttore della clinica medica di Bologna. Quest’acqua, bevuta a tavola o in qualsiasi momento della giornata, è il toccasana per tutti i problemi di «catarro cronico dello stomaco e dell’intestino». E dalle cospicue vendite delle «bustine di Vichy» sembra che a Rimini tutti soffrano di tale disturbo.

Gli interessi commerciali di Camillo Duprè non si limitano a confezionare ricette o a ideare miracolosi prodotti per cure gastroenteriche, spaziano anche in altri campi. Quello pubblicitario, ad esempio, lo impegna moltissimo. Dotato di particolare acume nel valorizzare qualsiasi tipo di merce – gli ottimi risultati di quella generata dal suo laboratorio ne sono la prova – dirige l’agenzia «Annunci a pagamento» del settimanale Italia (in aperta concorrenza con l’altra agenzia di Mario Mancini, del quale abbiamo parlato sul Corriere Romagna il 9 luglio 2019).
Nel retro della farmacia di via Umberto I (oggi Papa Giovanni XXIII) ha allestito uno studiolo dove riceve gli inserzionisti e molto spesso è proprio lui che suggerisce opportuni aggettivi o appropriate rime da affiancare alla mercanzia che si vuole imporre all’attenzione del pubblico.
Insieme con gli affari, l’altra passione di Camillo è la politica. Nell’ambiente monarchico-liberale riminese il suo pensiero “moderato” è autorevole: le sue “ricette” di governo sono ben viste anche nel settore clericale. Per questo motivo è inviso ai “progressisti” che lo dileggiano chiamandolo “Camomilla”, non si sa bene se in riferimento al nome, agli infusi del suo laboratorio o a quell’aria sonnolenta che si porta addosso.
Nelle notti insonni passate all’interno della farmacia ad attendere i clienti, Camomilla abbandona il senso pratico del manager per divagare su fantasiosi progetti.
Duprè, il sindaco che fa per tre
Nel suo intimo c’è infatti la grande aspirazione di diventare primo cittadino della sua città e per l’alta carica ha già ideato il proprio slogan: «Duprè, il sindaco che fa per tre». Un sogno, questo, che si realizzerà per ben due volte: sarà sindaco di Rimini dal dicembre 1898 al settembre 1901 e dal gennaio 1906 al maggio 1909.

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