Rimini, presi a pugni in centro: l’appello delle madri

Rimini, presi a pugni in centro: l'appello delle madri
Polizia piazza cavour rimini

Presi a pugni per gioco senza un motivo tra la folla dei ragazzi spensierati della “movida” riminese del sabato sera. A un ventunenne hanno spaccato i denti, a un altro hanno lacerato palpebra e sopracciglio, mettendo a rischio l’occhio. Una violenza brutale e insensata esercitata da un gruppetto di adolescenti ubriachi, domiciliati nel campo nomadi, che fino all’arrivo della polizia sono stati liberi di scorrazzare dalle 23 alle 2 di notte da un lato all’altro della centralissima piazza Cavour. Si badi bene: non in una periferia degradata, ma sotto le finestre degli uffici comunali. Non è neanche la prima volta, ci si augura sempre che sia l’ultima. «Spero che il sindaco Andrea Gnassi – è lo sfogo di Simona, madre di uno dei due ragazzi finiti all’ospedale senza un perché – colga la gravità degli eventi e intervenga senza aspettare che ci scappi il morto, aumentando la vigilanza perché questi fatti non si ripetano: è capitato ai nostri figli ma la prossima potrebbe capitare a quelli di chiunque altro. Certe persone vanno fermate e rese innocue prima che sia troppo tardi».
La madre del ventunenne aggredito allarga la riflessione «alla marmaglia di ubriachi e facinorosi» che frequentano il centro storico dove la maggior parte dei cittadini va per «bere qualcosa e trascorrere piacevoli serate in compagnia. Dove devono andare i ragazzi? Dove dobbiamo andare noi?».
Colpiti a caso
I fatti le danno ragione. Per celebrare il diciottesimo compleanno di un amico, un paio di giovanissimi nomadi si sono dati appuntamento in piazza e hanno scelto a caso i ragazzi da colpire. Coetanei riminesi mai visti prima con i quali non avevano avuto niente da ridire. Al figlio della signora hanno dapprima sferrato un violento pugno che l’ha fatto barcollare, poi l’hanno steso con la cassa di un amplificatore portatile sbattuta in bocca allo scopo di fargli saltare gli incisivi. «Porterà segni indelebili sul viso e nell’animo». «Sentirmi dire da alcune persone che mio figlio non doveva trovarsi a quell’ora in centro perché si sa che è pericoloso mi lascia interdetta, anche perché vengo a sapere che un altro ragazzo riminese, suo coetaneo, è stato aggredito verso le 23, a quanto risulta da gente dello stesso gruppo nell’area della vecchia Pescheria». Un altro perfetto sconosciuto da colpire con un bicchiere in mano al volto, con la possibilità di sfregiarlo, per poi scappare divertiti. «Aggredito anche lui senza motivo, senza che il violento gesto scaturisse da un diverbio, da una discussione, da uno sguardo storto, ma così per il semplice gusto di fare del male».
Le due madri – che non si conoscevano come non si conoscono i figli – hanno parlato tra loro, esterrefatte. «I nostri ragazzi, nella sfortuna, si possono ritenere “fortunati”, uno di non aver perso l’occhio, l’altro di essersi beccato in piena faccia una cassa acustica e non un coltello. Solo a noi sembrano episodi molto gravi? Dobbiamo preoccuparci di sapere i nostri figli in centro? Il mio vuole essere solo un appello rivolto all’amministrazione comunale, affinché la nostra città non sia solo bella, ma anche e soprattutto sicura. Mi auguro che le aggressioni gratuite rimangano solo un lontano e sbiadito ricordo e i colpevoli paghino per i reati commessi, ma soprattutto che non si verifichi più niente del genere».

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