Rimini. Pronto soccorso in emergenza. La primaria: mancano i medici

I medici dei pronto soccorso del Riminese non ce la fanno più. Ormai da anni sono costretti a turni di lavoro massacranti, non sanno più cosa sia una festività, devono persino saltare il riposo dopo il turno di notte e di fatto non hanno più una vita familiare né sociale. Tra Rimini, Santarcangelo e Novafeltria (e 118) servirebbero sessantuno medici per avere le piante organiche a regime: ce ne sono soltanto quaranta. Non serve fare troppi calcoli per capire che, senza il sacrificio dei camici bianchi in servizio, ogni tre turni uno resterebbe scoperto. La condizione di lavoro diventa così decisamente stressante, non proprio l’ideale per chi è chiamato a salvare vite ma neppure per fronteggiare l’ansia e spesso anche l’aggressività chi si trova sua malgrado costretto in uno stato di emergenza sanitaria, reale o presunto che sia.

La primaria del reparto Tiziana Perin lancia un appello: «Salviamo il pronto soccorso». Trovare una soluzione però non è semplice. Intanto perché «ormai nessun collega vuole più lavorare in pronto soccorso – argomenta Perin – perché è estremamente faticoso: siamo chiamati in servizio durante le festività, ogni cinque giorni ci tocca un turno di notte a cui spesso non segue il riposo. In un mese si fanno anche quattro domeniche su quattro. La nostra vita sociale è di fatto azzerata: dopo due o tre anni così se ne vogliono andare tutti».

Ausl Romagna sta facendo ricorso ai bandi nel tentativo di assumere personale medico ma troppi posti restano ancora vacanti. «L’azienda sta facendo il possibile ma ai bandi partecipano quasi esclusivamente specializzandi che non hanno ancora concluso l’iter degli studi». E di fatto il problema non si risolve.

Mercoledì i dirigenti dei pronto soccorso dell’Emilia Romagna hanno incontrato l’assessore regionale alla Sanità Raffaele Donini. «Vediamo cosa riuscirà a fare… Sarebbe importante un riconoscimento economico ma anche un riconoscimento in termini di riposo: esiste per chi opera in radiologia per evitare le radiazioni, potrebbe esserci anche per chi lavora in pronto soccorso e senza pause rischia di andare in burnout».

L’emergenza va avanti ormai da anni ed è stata aggravata dalla pandemia. «Ma è precedente – osserva ancora Perin -. Probabilmente si è sbagliato qualcosa nella programmazione tra ministero della Salute e università».

Non è immaginabile ridimensionare un servizio come quello dei pronto soccorso a cui i cittadini possono accedere 24 ore su 24 tutti i giorni dell’anno. Eppure sta accadendo. A Santarcangelo il servizio è attivo solo dalle 8 alle 20 e a Cattolica c’è il rischio che possa accadere qualcosa di analogo, anche se Ausl Romagna lavora affinché non accada. Nel Riminese la situazione è peggiore rispetto al resto della Romagna dove complessivamente l’organico previsto per i vari pronto soccorso è di 190 medici ma ne mancano 37.

Altri 315 casi di positività, che portano il totale a 429.090, e due decessi, ma anche 922 guariti in più, mentre la campagna vaccinale tocca quota 6.763.535 dosi somministrate, con 3.434.692 persone che hanno completato il ciclo. Questi, in sintesi, i dati del bollettino di ieri sull’andamento della pandemia da Covid in Emilia-Romagna. Per quanto riguarda i nuovi casi, la Regione fa sapere che la percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti dall’altro ieri è dell’1,1%, con un’età media dei nuovi positivi di 38,8 anni. Di questi, 74 sono stati individuati nella provincia di Ravenna, 62 a Bologna, 49 a Modena, 26 a Forlì, 23 a Rimini, 21 a Cesena, 17 a Piacenza, 15 a Parma, 14 a Reggio Emilia e sette nel Circondario imolese e a Ferrara.

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