Rimini. Prof precari: “Punti non riconosciuti, caos graduatorie”

Graduatorie provinciali scolastiche, mancata attribuzione di punti per i titoli culturali, tremano «quasi 15mila docenti precari». Manca poco più di mese all’inizio di un nuovo anno scolastico, ma gli insegnanti sono già sul piede di guerra. Il motivo? Dopo una vita di sacrifici, rischiano non solo di non entrare in ruolo, ma di non lavorare affatto. E spesso solo per un punto, quel punto mancante che il provveditorato ha deciso di non assegnare. Una situazione tanto più spinosa, perché chi viaggia sui binari del precariato, di solito ha molte primavere sulle spalle e si troverà a fronteggiare un autunno di rincari senza stipendio.

Caos totale

La pietra dello scandalo è il riferimento usato dal Provveditorato per Rimini: una tabella allegata al Decreto del 2017. Risulta invece snobbato l’aggiornamento che quest’anno riconosce «mezzo punto per ogni certificazione informatica». Perciò dallo Snals Domenico Cucchetti non usa giri di parole, spiegando che «il caos totale» in cui i precari sono precipitati è stato scatenato dalla ventina di scuole incaricate dall’Ufficio scolastico di calcolare i punteggi. «Soltanto una parte dell’enorme mole di errori che riguardano non solo i titoli informatici ma anche i master sono stati corretti. E ora chi deve rispondere del passo falso degli istituti è proprio l’Ufficio scolastico».

Uno spiraglio sembrava essersi aperto nel confronto di giovedì scorso fra sigle sindacali e provveditorato.

«Anche se le graduatorie sono definitive il provveditore, Mario Maria Nanni, lo aveva chiarito. I docenti avrebbero potuto segnalare purché in modo tempestivo qualsiasi anomalia riscontrata. Forse sono giunte troppe richieste di rettifica, che – ipotizza – non si è riusciti a gestire. Fermo restando che il provveditore ha l’autorità di rivedere anche vecchi punteggi».

Interpretazione ristretta

Intanto dalla Uil il sindacalista Antonio Pagnotta delinea un quadro fosco. «A Rimini c’è stata un’interpretazione un po’ ristretta della norma che – allarga le braccia – ha creato problematiche su alcune, non tutte, le certificazioni informatiche».

Eppure già nella prima riunione con Nanni, risalente a circa un mese fa, spiega ancora il sindacalista, «avevamo accennato alla questione, perché venissero valutati tutti i titoli. Fatto sta che il provveditore ha deciso di applicare il vecchio decreto ministeriale».

Clima da Far West

«Quando manca una norma da Roma, ognuno fa quello che vuole», afferma segnalando che questa è solo la punta dell’iceberg di questo enorme problema. «Per contrastare la decisione non sussiste la canonica possibilità di far ricorso, i docenti dovranno rivolgersi al giudice del lavoro, un iter che risulta tutt’altro che semplice», chiarisce ammettendo che forse il sindacato «avrebbe dovuto insistere di più ma con una situazione così pressante, dove le norme arrivano la sera e l’indomani devi escogitare soluzioni, tutto è diventato faticoso e assurdo», non la manda a dire.

«Quanto a Nanni, si è arroccato sulle sue posizioni e ora questo è il risultato: tanti reclami che – secondo il sindacalista – hanno una giustificazione importante perché i titoli meritavano di essere accettati». Un concetto che è tornato a ribadire nella riunione d che si è svolta giovedì scorso dove, fa presente, la discussione si è presto animata. «Ma pur volendo correre ai ripari – continua – cosa potevamo fare? La tempistica non ci aiuta», afferma.

O tutti o nessuno

Pagnotta illustra anche la soluzione scartata: «Il sindacato avrebbe potuto sostenere solo quei docenti che, su quasi 15mila, avevano presentato reclamo, ma così facendo si sarebbe generata una disparità verso gli altri». Numerose, comunque andranno le cose, le ripercussioni a catena nella graduatoria. «Meglio tornare sulla questione l’anno prossimo per dare il riconoscimento a tutti», afferma. Una mossa che «oggi risulta impossibile, se vogliamo procedere per tempo alle nomine», insiste. Dati alla mano per esaminare le domande hanno lavorato «circa 23 scuole ma ora mancano tempi tecnici per correggere entro la chiusura della piattaforma. Farlo – osserva – rischierebbe di produrre una situazione ibrida». Certo è che le decisioni si tradurranno in situazioni «critiche come quella di chi magari per un soffio non entrerà in ruolo». A chiusura nota che «il provveditore è dispiaciuto, ma approdare ad un’altra soluzione era impossibile. Del resto ogni provveditorato ha deciso in modo differente».

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