Rimini, il primario di Pediatria: “Nessun bambino grave”

RIMINI. Il dottor Gianluca Vergine è il direttore dell’Unità operativa di Pediatria dell’ospedale Infermi. Ci sono bambini ricoverati per coronavirus o contagiati in cura a casa?

«Dall’inizio della pandemia non abbiamo avuto bambini ricoverati. Abbiamo avuto qualche tampone positivo ma sono stati tutti dimessi e gestiti a domicilio. I bambini positivi a domicilio sono stati o asintomatici o paucisintomatici, con febbricola e lievi sintomi respiratori e talora sintomi gastrointestinali, risoltisi nel giro di qualche giorno».

Sembra riscontrarsi una resistenza al virus nei bambini, ha in qualche modo potuto verificarla sui suoi pazienti?

«Stiamo cercando sia a livello regionale che nazionale di raccogliere i dati relativi alla prevalenza dell’infezione nei bambini per capire se i bambini siano meno suscettibili a infettarsi e soprattutto per cercare di capirne l’andamento clinico, che con i dati a disposizione oggi sembra essere molto favorevole. Quindi aspettiamo questi dati. I bambini che abbiamo gestito fino ad oggi sembrano comunque confermare questo trend. Il motivo di questa differenza rispetto all’adulto non è noto. Le ipotesi che sono state avanzate sono una minor capacità di infettarsi per ridotta espressione nei bambini del recettore che il virus utilizza per infettare le vie aeree. Inoltre i coronavirus sono la causa più frequente di raffreddore e i bambini vanno incontro ripetutamente a infezioni da coronavirus: è possibile che la risposta immunitaria a infezioni recenti da coronavirus aiuti i bambini a difendersi meglio anche dal nuovo coronavirus. Inoltre, il sistema immunitario dei bambini potrebbe essere in grado di rispondere meglio all’infezione perché più reattivo».

C’è stato qualche decesso nel mondo, un ragazzino di 12 anni, un neonato di sei mesi…. lei conferma che per i più piccoli la malattia non è aggressiva come negli adulti, ci sono risposte al perchè di queste morti?

«Non conoscendo la storia clinica di questi casi penso che non ci si possa esprimere, altrimenti darei delle informazioni che potrebbero non essere corrette. E la correttezza delle informazioni in questo momento è fondamentale. Quello che posso dire è che fino ad oggi i dati disponibili, sia italiani che internazionali confermano che in età pediatrica il decorso della malattia è assolutamente favorevole».

Ci sono molti più accessi al pronto soccorso pediatrico per sintomi che possono essere scambiati per coronavirus? Come influenza, tosse, febbre….

« In realtà nel nostro ambulatorio urgenze pediatriche abbiamo osservato una drastica riduzione del numero degli accessi, così come è avvenuto in tutto il territorio nazionale. E questo è dovuto sia alla chiusura delle scuole che ha ridotto la circolazione dei virus, sia a un uso più responsabile e appropriato del pronto soccorso, elemento quest’ultimo su cui bisognerebbe riflettere».

Come avviene il trattamento dei bambini con sospetto contagio?

«Nell’ambulatorio urgenze pediatriche abbiamo predisposto una sezione isolata dedicata alla gestione e al trattamento dei casi sospetti».

Le capita in questi giorni di avere a che fare con genitori più preoccupati del solito magari senza motivo? Il suo lavoro comporta anche una buona dose di sostegno psicologico?

«Certo il mio lavoro di pediatra, così come per la maggior parte dei medici ed operatori sanitari comporta una buona dose di supporto psicologico, di presa in carico globale sia dei bambini ma soprattutto dei genitori. Devo dire che in questa situazione i genitori sono stati molto bravi perchè hanno capito che la malattia non rappresenta un problema rilevante per i bambini».

Bambini costretti in casa, lei crede che risentano così come gli adulti dell’isolamento?

«I bambini hanno capacità di adattamento straordinarie, lo vediamo ad esempio quando un bambino deve essere ricoverato per settimane nel nostro reparto. Si adattano semplicemente alla situazione e mettono in campo strategie attraverso il gioco e la fantasia che permette loro di rimanere gli stessi bambini ma in una situazione diversa. Gli adulti dovrebbero in questo imparare da loro».

Vuole fare un invito ai genitori in ansia dando loro dei consigli o delle rassicurazioni?

«L’emergenza sanitaria ci ha colti di sorpresa e ci ha costretti a fermarci, ha ridotto il nostro spazio di movimento e di azione, ci limita nell’ambiente domestico obbligandoci ad adottare uno stile di vita nuovo. Bene, questa esperienza può essere trasformata in una occasione di riflessione e crescita personale e familiare, anche coinvolgendo attivamente i bambini. Prima di tutto riscopriamo la nostra capacità di adattamento, e in questo i genitori vedranno come i bambini ci stupiranno e ci insegneranno con la loro fantasia. E’ un’occasione unica per alcune azioni che nella frenesia della nostra vita quotidiana abbiamo dimenticato quali la riflessione, l’ascolto, la condivisione, l’osservazione. Tutto questo manca a noi ma manca soprattutto ai nostri bambini e vedrete che sarà un occasione di crescita anche per loro».

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