Verucchio, il ristoratore e i prezzi dell’energia: “Mica posso fare pagare 15 euro una pizza margherita”

«Così finiremo sul lastrico, non sigillate i contatori a chi non potrà pagare le bollette». Non usa giri di parole Paolo Gabriele titolare con la moglie Annalisa Arlotti del “Ghetto 46” aperto a Verucchio nel 2013. «A dicembre siamo corsi ai ripari siglando un contratto con una multiutility romana per bloccare il prezzo delle utenze fino a marzo 2023». Tutto bene per le prime due bollette, prosegue il ristoratore, ma l’ultima si aggira sui 3.500 euro. «Quando ho telefonato è saltato fuori che si erano dimenticati di mandarmi la terza da 6.500 euro per un locale che in media ne consuma 1.250». Oltre al danno la beffa: «Si rischia che il recupero crediti porti via a tutti i sacrifici di una vita, perciò serve un decreto urgente per non staccare i contatori degli insolventi, finché non si trovi una soluzione». Intanto anche se di aiuti non si vede neanche l’ombra, commenta con amarezza, «non possiamo alzare il prezzo di una pizza margherita a 15 euro. L’impressione, è che si voglia costringere il ceto medio a mangiare solo a casa o a farsi portar la cena dal ragazzotto in motorino a -8 gradi».

E scuote la testa: «Ci sono eccellenze nazionali che chiuderanno i battenti perché vessate da uno stato assente, mentre sono già dietro l’angolo le rivolte sociali». A nulla è valso continuare a investire creando nel maggio scorso la start-up Levita, laboratorio enogastronomico e pizza al metro. «Le bollette non sono ancora arrivate, ma Levita si dedica all’asporto e apre alle 17, 2600 kilowatt contro i 5mila del Ghetto, purtroppo però sono a rischio anche i nostri 12 dipendenti». A fargli eco è la moglie Annalisa Arlotti: «La bolletta da 6500 euro equivale a 3 mensilità di affitto, una cifra esorbitante per una gestione a conduzione familiare nell’entroterra. Tant’è che la famiglia sta saltando assieme al resto, tra tensioni quotidiane e insonnia. Abbiamo due figlie ventenni a cui, dopo una vita di sacrifici senza orario speravamo di lasciare un timone solido. Quanto a noi abbiamo mezzo secolo sulle spalle e anche resistendo qualche mese non ci sarà più niente in banca. Aumentare i prezzi della colazione di qualche decina di centesimi è già stato vissuto malissimo da clienti a loro volta in difficoltà».

Il peggio è che, scoppia in lacrime, «ci sentiamo abbandonati ed è sempre più dura mantenere il sorriso. Il Governo spinge a scelte con la morte nel cuore, chiudere o svendere, pare che vogliano spegnere quella passione che è il vero motore del Paese».

Stessi toni per l’imprenditore clementino Federico Bordoni che per “Santarcangelo Mare” dovrà sborsare 16mila euro di luce con un aumento del 300%. «Penso all’angoscia di chi si trova davanti uno schifo del genere e non ce la fa», commenta rattristato. c.d.

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