«Tu non hai fatto niente di male. Hai solo fatto, e bene come sempre, il tuo lavoro». Lo ripete, tra un commento e l’altro, Vito Antonucci, titolare con la moglie da un anno dell’hotel Giumer di via Bari a Miramare. Il “mantra” è recitato per Giuseppe Pivetta, 55 anni, di professione portiere di notte, picchiato a sangue da un 20enne arrivato in Riviera da Avellino, che la notte tra mercoledì e giovedì scorsa, voleva salire in stanza con una ragazza conosciuta in vacanza. Giuseppe occupa un letto della Medicina d’urgenza dell’ospedale Ceccarini. L’aggressore gli ha rotto tre costole ma, soprattutto, danneggiato la retina dell’occhio destro: «Sono appena tornato da una visita al Bufalini, dovrò tornarci il prossimo 14 agosto, solo allora dovrebbero essere in grado di dirmi quando dovrò essere operato».


Il fatto
Con la voce stanca e piegata dall’emozione, ricorda quegli istanti «mai vissuti fino a quel momento nella mia carriera di portiere di notte; ma neppure in quella precedente come guardiano in locali notturni, grandi e importanti come l’Embassy a Marina centro lo scorso anno». Tutto è stato rapidissimo, inaspettato. «Erano le 4,30 quando il ragazzo è rientrato accompagnato da una ragazza e mi ha chiesto le chiavi della stanza. Capito quello che voleva fare, gli ho detto che non poteva salire nella stanza dove alloggiava con un amico. Che se voleva salire, la ragazza avrebbe dovuto dare un documento e prendere un’altra stanza». Da qui in poi i suoi ricordi si annebbiano. Giuseppe Pivetta sa di aver dato le spalle a quel ragazzo, molto atletico, per riporre la chiave della sua stanza. «Ero voltato quando ho sentito due colpi fortissimi, uno alla testa e uno al torace. Sono caduto a terra, prima di perdere i sensi ho chiesto aiuto».
Le sue grida sono state raccolte da un cliente fermo in veranda che a sua volta ha allertato i colleghi del portiere. Il più veloce a precipitarsi all’ingresso è stato il cuoco. Da Bellariva, dove abita, si è precipitato anche Vito Antonucci: «Il banco della reception era tutto sporco di sangue».
Soccorsi e indagine lampo
In via Bari, nel volgere di una manciata di minuti, sono arrivate ambulanza e automedica del 118 e una Volante della polizia. Mentre medico e infermieri si occupavano del portiere che veniva portato prima all’Infermi e poi al Ceccarini vista la serietà della lesione all’occhio, i poliziotti sono saliti nella stanza «già pagata per due giorni» a cercare l’energumeno. Di cui non hanno trovato però traccia. Approfittando del trambusto seguito all’aggressione, infatti, l’avellinese ha preso la chiave della camera, arraffato tutti i propri vestiti che ha stipato alla rinfusa in valigia e poi si è dato alla fuga. Gli agenti erano intenti a trascrivere i suoi dati quando l’amico con cui alloggiava al Giumer ha fatto rientro. I poliziotti per essere certi che non fosse al corrente di quanto accaduto e che l’affermazione «non so dove sia» fosse veritiera, gli hanno chiesto di mandargli un messaggio Whatsapp, dal testo semplicissimo: «Io sono rientrato ora in albergo, tu dove sei». La risposta ricevuta pochi istanti dopo, ha fugato qualsiasi dubbio su un suo possibile contributo nella fuga dell’amico, di cui è difficile credere fosse molto ubriaco vista la velocità e la precisione delle “azioni” intraprese. «In albergo non rientro, ho fatto una grossa cazzata, ci vediamo oggi alle 13 in stazione perchè torno a casa». E nei paraggi di piazzale Cesare Battisti un altro equipaggio dell’Ufficio prevenzione generale soccorso pubblico della Questura lo ha rintracciato. Con armi e bagagli è stato accompagnato in corso d’Augusto da dove è uscito con una denuncia per lesioni aggravate. Sia Giuseppe Pivetta che il suo datore di lavoro annunciano già la volontà di intraprendere contro di lui azioni legali, sia in sede penale che in sede civile. «Giuseppe, non hai nulla da rimproverarti, hai fatto solo il tuo lavoro».

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