Lo scattare della zona arancione ha decretato un altro “stop” a bar e ristoranti. E come le attività di ristorazione, anche alcuni bar e caffetterie si cimentano con il take away, oltre che con il “domicilio” in negozi e uffici. Tuttavia, i coraggiosi che ieri hanno sollevato la saracinesca e acceso le luci sono stati decisamente meno di quelli che hanno preferito rinunciare alla chance offerta dal dpcm di servire brioches e caffè d’asporto. In giornate umide e grigie come quella di ieri, del resto, più che di guadagnare si tratta di sopravvivere. «Puntiamo a fare la “patta”», ammette Marco, il responsabile del Circus di piazzetta San Martino. In via Garibaldi, invece, c’è Elisa Fino, titolare del bar Dolcenero, che dice di essere riuscita a portare a casa, a fine mattinata, un incasso quasi uguale a quello delle mattine normali. «Tenere aperto – ribadisce – a me conviene, alla grande».

«La mia è una piccola attività – spiega infatti l’esercente del bar a pochi passi da piazza Cavour – non ho alti costi di gestione, per cui posso permettermi di restare aperta». A dare una mano all’economia dell’imprenditrice sono infatti una serie di circostanze. Oltre ai pochi dipendenti, «due, di cui uno in cassa integrazione totale e uno a metà», i costi contenuti di luce e gas, c’è il fatto che la maggior parte dei bar dei dintorni è chiusa, «e quindi oltre ai clienti abituali di negozi e uffici, ho servito anche quelli che normalmente si rivolgono ad altre attività». «Oggi ho venduto più brioches e cappuccini del solito – ammette Elisa – ma meno succhi, frullati o centrifugati. Quelle bevande che di solito prendono e le signore che si ritrovano qui per chiacchierare tra amiche. Un target di clientela completamente abbattuto dalla zona arancione».

«Ce la mettiamo tutta»

Michelangelo e Misaele Pasquinoni, gestori del Rebus caffé di via Mentana, si sono messi d’impegno per provare a “spremere” il più possibile l’occasione di continuare a tenere la luce accesa in un periodo tutt’altro che facile per le attività del mondo della ristorazione. «Oggi è anche una brutta giornata – dicono i due giovani – ma nonostante questo abbiamo avuto più clienti oggi che ieri, che era domenica». Complici i negozi e gli uffici chiusi, infatti, il week end non si profila più una chance di grande guadagno. «In questo momento – dicono ancora i fratelli Pasquinoni – lavoriamo con gli uffici, a cui facciamo anche consegne, oltre che con le attività ancora aperte». E se non si dimostrano troppo fiduciosi sulla possibilità che si ritorni “gialli” il 3 dicembre come previsto, i due fratelli confidano nel Natale: «Fateci fare almeno quello. Gli aperitivi ce li avevate già tolti prima, lasciateci lavorare normalmente almeno per le feste». Dello stesso avviso anche Marco del Circus, che sul fatto di poter riaprire per Natale si dice fiducioso. «Ora serviamo i caffè alle banche, all’Inps, agli uffici del Comune – raccontano dal Circus, spiegando di essere stati costretti a mettere in cassa integrazione quasi tutti i dipendenti – e stiamo aperti per per dare un segno ai nostri affezionati, nella speranza di poterli accogliere presto all’interno del locale».

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