Rimini. Picchiò 2 cameriere: vende casa per risarcirle dopo 18 anni

Albergatore non paga il risarcimento danni a due ex dipendenti, il tribunale gli pignora un appartamento e lo mette all’asta. Madre e figlia, però, sono state costrette ad attendere ben 18 anni per avere il risarcimento richiesto in sede civile. E’ infatti il tempo in cui si dipana questa storia sviluppatasi su due binari: quello penale e quello civile. Il primo era iniziato il 9 giugno del 2003, quando madre e figlia, arrivate in Riviera dalla Puglia in cerca di un’occupazione nel mondo del turismo, si licenziano dopo appena dieci giorni di lavoro dall’albergo tre stelle di Bellaria Igea Marina che le aveva assunte il precedente 30 maggio, per l’intera stagione estiva. La loro mansione era quella di cameriere ai piani.

Lavoro impossibile

Dieci giorni in quell’hotel erano però bastati alle due donne. Non si erano trovate assolutamente a loro agio e così avevano deciso di licenziarsi per cercare fortuna in un altro posto. Nel contratto che avevano firmato, come avviene sempre quando i dipendenti vengono da fuori, oltre alla paga avevano ricevuto vitto e alloggio. Il fatto di essere madre e figlia aveva permesso ai gestori, sorella e fratello, di far sistemare le donne in una sola stanza. Nel comunicare le dimissioni avevano anche chiesto di poter ricevere la paga per il periodo lavorato, seppur breve.

Il finimondo

La richiesta non era stata presa affatto bene. Tra le due parti erano volate parole grosse. E non solo. Situazione degenerata, come testimoniato dai certificati medici presentati dalle due donne, quando la hall dell’albergo è diventata un ring. Nonostante i referti medici presentati dalle cameriere, dove la madre risultava aver subìto la frattura del setto nasale con prognosi di oltre 30 giorni mentre la figlia se la era cavata con due occhi neri, il processo penale per lesioni aggravate a carico dell’albergatore si era concluso con la sua assoluzione. Il giudice ha stabilito che madre e figlia lo avevano aggredito. Nella sentenza, però, ha anche scritto che l’uomo aveva “esagerato” nella sua reazione. Questa specificazione ha dato l’appiglio all’avvocato Paolo Ghiselli per aprire la causa civile, dove madre e figlia hanno chiesto il risarcimento danni.

Non è ancora finita

Il 10 settembre del 2010 è iniziata la seconda causa, chiusa il 15 maggio del 2013 con la condanna dell’albergatore al risarcimento dei danni. Sentenza che l’albergatore forlivese si è ben guardato dall’adempiere. Sollecitata dal legale delle due donne, è così partita la procedura di pignoramento dell’unico bene a lui riconducibile: la casa di Forlì. Prima di finire all’asta per ben tre volte ed essere ceduta per 80.000 euro (il valore stimato dell’appartamento con soffitti affrescati nel cuore della città, da ristrutturare, era stato fissato in 350.000), l’avvocato Ghiselli ha dovuto però incardinare diversi altri procedimenti civili. Ecco perché oltre ai quasi 27.000 euro che saranno liquidati alle due donne, altrettanti verranno versati al legale cui mamma e figlia tengono a sottolineare la loro «grande riconoscenza al legale che le ha sempre seguite nelle procedute, riuscendole a portare a termine nonostante le molteplici complicazioni».

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