Rimini. Picchiata e stuprata a 11 anni, padre a processo

Giovedì 1 dicembre. È la data in cui il Tribunale collegiale di Rimini inizierà a dibattere una delle vicende più truci trattate negli ultimi anni dalla Procura riminese. Protagonisti un padre, accusato di tenere in scacco tutta la famiglia con un clima di terrore, tra gli 11 ed i 13 anni ha stuprato ripetutamente la figlia massacrata di botte quando cercava di sottrarsi agli stupri spesso consumati in macchina mentre aspettava col il genitore l’uscita da scuola del fratello. Circostanze agghiaccianti su cui hanno lavorato gli investigatori della seconda sezione della Squadra mobile della Questura e dal pubblico ministero Davide Ercolani che lo scorso giugno hanno portato all’arresto del 48enne autista di bus di linea e tra una manciata di giorni al processo. In aula, assistito dall’avvocato Massimo Succi, dovrà difendersi dalle accuse di maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale aggravata dalla minore età della vittima e dal grado di parentela.

L’incubo

Come detto non solo la figlia è stata oggetto di violenze e botte. Ripetutamente picchiata e minacciata di morte era anche la moglie da tempo ricoverata in ospedale per una grave malattia. Donna che, con la figlia più piccola per arrotondare il bilancio familiare in diverse occasioni, era stata costretta dal marito ad andare in strada a chiedere l’elemosina. E se i soldi raccolti non erano ritenuti sufficienti scattavano le percosse come quella volta che venne frustata dopo averle sbattuto violentemente la testa contro la parete dell’ascensore. «Ritardati, drogati, figli di puttana», questi gli aggettivi, invece, usati nei confronti della ragazza e del primogenito quando si rifiutavano di assecondare un suo desiderata. L’indagine degli investigatori di piazzale Bornaccini ha permesso di ricostruire, confermare, che l’uomo, nonostante i tentativi di fuga della figlia e di ribellione della moglie, per oltre un decennio ha abusato dei familiari, fisicamente psicologicamente ed economicamente.

Il salvataggio

La tragica vicenda che ha coinvolto la famiglia si è conclusa solo grazie al coraggio della ragazza che, per aggirare i controlli del padre anche sul suo telefono, una volta a casa di un’amica ha chiesto aiuto tramite social all’associazione “Rompi il silenzio” che a sua volta ha allertato le forze dell’ordine.

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