Seduto sopra di lei, ha bloccato le braccia della compagna, sdraiata sul letto, e ha cominciato a picchiarla con una mano, mentre con l’altra controllava il cellulare della donna. «Ogni conversazione con altri uomini che leggo qui dentro, ti prendo a schiaffi e ti spacco il telefono in faccia». L’uomo che a distanza di mesi da quella notte di violenza continua ancora a farle paura è stato arrestato dalla polizia in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Rimini Vinicio Cantarini su richiesta del pubblico ministero Davide Ercolani. In carcere è finito un campano di 33 anni residente a Rimini.

Le indagini condotte dagli uomini della Squadra Mobile, guidata dal commissario Mattia Falso, sono cominciate all’indomani dell’aggressione avvenuta a giugno.

La donna si presentò in questura con un labbro sanguinante, un occhio nero e il volto ancora segnato dalle percosse subite (sette giorni di prognosi) raccontando che il compagno l’aveva presa per i capelli, le aveva sbattuto la testa contro il muro e poi l’aveva schiaffeggiata ininterrottamente per un’ora e mezzo. Il “motivo”? Una richiesta di amicizia ricevuta su Facebook da un ragazzo che lei aveva accettato. Una follia da parte dell’uomo che, dicendo di amarla, pretendeva di avere il controllo assoluto su di lei e la considerava una “cosa” di sua proprietà.

Dopo essere già stata colpita lei accetta di andare a cena fuori, nella speranza che di fronte agli altri si sarebbe calmato. Invece, anche al ristorante, lui la schiaffeggia per un commento sulla foto pubblicata dal suo migliore amico sui social. Dai tavoli vicini qualcuno si indigna, anche il cameriere lo invita a calmarsi. Nessuno, però, interviene quando lui segue la donna in bagno per colpirla ancora. Quindi la trascina a casa e per lei l’incubo continua. La blocca e scatena la sua furia.

«Controllava una a una tute le mie chat e mi prendeva a schiaffi per qualsiasi conversazione, con chiunque. Bastava una manina all’ex compagno delle medie o una normale conversazione sui figli di un amico». Nei mesi successivo lui è sparito, ma poi ha ricominciato. «In un solo giorno mi ha spedito 300 mail». Due settimane fa scopre di essere ancora pedinata: lui le invia la foto della sua macchina parcheggiata di notte lungo una strada. Parlando con l’ex moglie dell’uomo, infine, spunta un altro dettaglio inquietante: anche lei è stata perseguitata, anche lei lo ha denunciato in passato.

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