Rimini. Picchia il padre anziano, arrestato

Era costretto a dormire con la porta chiusa a chiave, a trascorrere la maggior parte del tempo fuori di casa, addirittura a farsi prestare una roulotte da un amico per avere un posto dove stare. È la condizione esistenziale a cui è stato costretto un uomo anziano residente nel Riminese, tormentato dalle aggressioni fisiche e verbali del figlio 42enne, che dopo l’ennesimo episodio di violenza è stato arrestato dai carabinieri. Il primo di novembre, infatti, l’uomo è stato portato in carcere dopo aver percosso e spintonato il padre, che cadendo a terra ha battuto violentemente testa e schiena. Alla scena, corredata da insulti, parolacce e minacce di dar fuoco alla sua auto, hanno assistito un’amica del padre che aveva appena pranzato a casa insieme a lui, e un vicino, richiamato dalle grida che risuonavano in tutto il palazzo. Ora, dopo ben sette interventi da parte delle forze dell’ordine nell’appartamento condiviso da padre e figlio, nei confronti del 42enne si è aperto un procedimento per maltrattamenti di famigliare e lesioni personali. Per lui, il pubblico ministero Davide Ercolani ha chiesto la convalida dell’arresto e la custodia cautelare in carcere.

Un incubo di figlio

La convivenza litigiosa tra i due uomini ha origini lontane e affonda le radici nella malattia mentale del figlio, che proprio in ragione delle problematiche psichiche sin da giovane era stato ritenuto invalido civile. Tuttavia, il 42enne ha sempre lavorato e condotto un’esistenza piuttosto ordinaria. Le esplosioni di violenza, infatti, si sono intensificate con la morte della madre all’inizio del 2021. Da allora, l’anziano padre era stato preso di mira dal figlio. Agli uomini dell’Arma, nello sporgere denuncia contro di lui, l’uomo ha raccontato di essere spaventato al punto di dover dormire in camera chiuso a chiave, e che una delle litigate più furiose era nata proprio quando il figlio non voleva restituirgli le chiavi della sua stanza. Era l’inizio dello scorso agosto e il padre chiamò il 112. Ma appena i carabinieri se ne andarono, il 42enne lo aggredì lanciandogli addosso un computer e delle sedie, ferendolo a una spalla e una mano. Quasi ogni giorno, inoltre, l’uomo è stato costretto a mandar giù auguri di morte (“cosa campi a fare, tanto sei vecchio e devi morire”), furti di soldi e danneggiamenti dei suoi oggetti più cari. L’ultimo exploit di ira, però, è stata la “goccia” che ha fatto traboccare il vaso. «Ho paura che mi faccia male, non fatemi più vivere con lui» ha detto il padre ai carabinieri. La sua supplica è stata accolta.

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