Rimini. Picchia e violenta la compagna conosciuta in chat

Violenza sessuale, maltrattamenti, lesioni ed estorsione. Sono le accuse che ieri hanno portato in carcere un siciliano di 44 anni. Secondo l’accusa avrebbe picchiato e stuprato la donna con la quale aveva convissuto per quasi un anno dopo che lei gli aveva espresso l’intenzione di mettere fine alla relazione. Lei, che per mesi aveva subito le angherie dell’uomo consegnandogli via via somme di denaro fino a ottomila euro per paura di ritorsioni («Ti faccio ammazzare da un mio cugino”), non lo aveva denunciato per paura. È stata la figlia, una ragazzina frutto di una precedente relazione, a fotografare gli ematomi della madre all’indomani dell’ultima aggressione e inviarli via mail alla polizia di Stato. A quel punto la donna si è confidata con gli agenti della Squadra mobile della questura di Rimini. Sono stati proprio loro, nel giro di pochi giorni, a scovare l’uomo e a stringergli le manette attorno ai polsi in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Rimini, Vinicio Cantarini, su richiesta del pubblico ministero Davide Ercolani.

I due si conoscono in una chat di incontri e l’uomo all’inizio della relazione è affettuoso e gentile. Comincia la convivenza e ben presto affiorano i problemi. Lui è disordinato, beve fino a sette birre al giorno, non si preoccupa di trovarsi un lavoro e soprattutto non accetta rimproveri. Le offese non si contano più, così come le continue pretese di soldi. Se non fa come dice, lui la prende a schiaffi, oppure, più subdolo, usa uno straccio bagnato per picchiarla per non lasciarle segni sul corpo o la obbliga a non gridare per non svelare il suo vero volto ai vicini. Neanche quando supera davvero ogni limite lei trova la forza di denunciarlo: una volta con un calcio in bocca le fa saltare due incisivi. Alla fine del lockdown lui torna in Sicilia e lei tira il fiato, sebbene continui a mandargli dei soldi, ma quando si ripresenta facendo mille promesse ci ricasca. La riacquistata serenità è un’illusione e il peggio deve ancora venire. Quando la donna lo mette alla porta, meno di tre settimane fa, lui decide di lasciarle un ultimo ricordo. La prende di peso, la butta sul letto, le strappa i vestiti, la graffia e la violenta. I segni delle botte fanno male, lui però – lontano da casa – fa meno paura. Una mail alla polizia mette fine all’incubo.

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