RIMINI. Piantano la tenda sul tetto del Museo: beccati dal drone

«Dormire in spiaggia è troppo pericoloso. Per questo abbiamo deciso di cercare un posto più sicuro dove trascorrere la notte». Sono le parole con cui una coppia di fidanzati riminesi, entrambi 22enni in rotta con le rispettive famiglie, ha spiegato all’avvocato che dovrà seguire anche la loro vicenda giudiziaria, perché nella notte tra martedì e mercoledì della scorsa settimana hanno ben pensato di piantare la loro tenda canadese sul tetto del Museo della Città. Una piccola alcova dentro a cui sono stati sorpresi a dormire la mattina del 15 giugno. A svegliarli il “ronzio” del drone teleguidato da un pilota della Polizia locale.

La storia

I due ragazzi non hanno specificato nel dettaglio perché hanno scelto quel palazzo per parlare del loro futuro e di come continuare a scappare dalle rispettive famiglie guardando le stelle dall’alto di via Tonini. Probabilmente un aiuto a scegliere nel tetto dell’ala nuova del Museo il giaciglio ottimale è stato suggerito dalla presenza in bellavista della scala antincendio esterna. Che sulla carta sarebbe dovuta essere “inespugnabile” perché bloccata ai due estremi da altrettanti cancelli. I due fidanzati in cerca di sicurezza non hanno avuto problemi a scavalcare i due ostacoli.

Brusco risveglio

Tutto è andato per il meglio fino alle 8 della mattina seguente. È stato infatti allora che il personale del Museo entrato in servizio ha notato la singolare suite rosso fiammante eretta dai fuggitivi. E di cui la sera precedente non c’era alcuna traccia. Della singolare situazione è stata subito informata la direzione che a sua volta ha allertato la Polizia locale. Che per verificare con tempestività la segnalazione ha fatto decollare un drone. Una volta ottenuta la conferma della presenza di alcuni intrusi sul tetto, le divise del Comune sono salite per identificare i presenti e condurli in comando.

Conseguenze

Al termine degli accertamenti la coppia, difesa di fiducia dall’avvocato Viviana Pellegrini, è  stata denunciata a piede libero per invasione di edifici e costretta a fare ritorno dai genitori. In caso di condanna rischiano una pena da uno a cinque anni.

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