È una sorta di “gioco dell’oca”. Sembrava che il Pd avesse imboccato la strada dell’unità quando Emma Petitti è tornata a ribadire una linea forse di rottura: o terza via (un candidato sindaco alla Draghi), oppure primarie. Jamil Sadegholvaad invece si attiene alla linea tracciata: primarie no, scelta del candidato all’interno della coalizione.

Cosa succede

Quest’anno Rimini va al voto, non si sa ancora se prima o dopo l’estate. Il Pd ha in campo due candidati per il dopo Andrea Gnassi: Emma Petitti e Jamil Sadegholvaad. Primarie inevitabili, quindi. Però sia il partito sia la coalizione hanno chiesto una scelta unica. Finché il segretario comunale Alberto Vanni Lazzari ha sparigliato il campo: passo indietro di entrambi e un terzo nome in campo. Fino alla riunione di venerdì dei Circoli allargata alle segreterie. La sintesi: no alle primarie, scelta del candidato all’interno degli organi del partito e della coalizione. Molti interventi hanno chiesto alla Petitti di restare in Regione.

“Resto in campo”

«Capisco che le primarie possano essere vissute in un’ottica divisiva, ciò dipende dai toni e contenuti con le quali le parti in causa intenderanno caratterizzarsi». Sono le parole d’esordio nell’analisi di Emma Petitti.

«Spaventano gli effetti e gli strascichi chiunque le possa vincere – aggiunge la presidente dell’Assemblea regionale -. Inoltre vanno colte le preoccupazioni rispetto alle condizioni di partecipazione, considerando che non c’è certezza della data del voto».

A Sadegholvaad dedica parole velenose. «L’epilogo di questi dieci anni di amministrazione a guida Gnassi, non può proibirsi la necessità di interpretare questa nuova fase storica rappresentata dal Next Generation Eu. Non possiamo fare finta che la città non sia più contendibile e pensare che sia sufficiente avere amministrato bene per potere automaticamente vincere le elezioni, chiunque sia il candidato».

Per essere ancora più chiara. «Sarebbe un errore pensare che la partita sul futuro di Rimini possa essere decisa ed esaurirsi negli organi di partito o a tavolino semplicemente dalla coalizione, senza che la città nelle sue articolazioni ne sia coinvolta su una soluzione alta in grado di interpretare col coinvolgimento di tutti questa fase storica, oppure attraverso le primarie aperte a tutti, in cui tutti, nessuno escluso, possano esprimersi liberamente. Coinvolgiamo le forze migliori. Al di là degli schieramenti il centro sinistra può parlare a tutti, a partire dai toni e dal linguaggio usato dal presidente Draghi in un clima di concordia istituzionale. Per questo io sono in campo».

“Restiamo uniti”

«Insieme si può». Pacati i toni dell’assessore Sadegholvaad. «La vera sfida – commenta – è quella di presentare alla città un programma di governo che sappia portare avanti l’eccellente lavoro svolto da Andrea Gnassi sapendo al contempo interpretare le esigenze che scaturiranno dagli effetti socio-economici della pandemia. Un percorso programmatico che ci dovrà vedere costantemente impegnati al dialogo e al confronto con la città. Il Pd riminese dovrà essere il perno di un campo largo di forze partitiche e civiche che sappiano rappresentare la complessità riminese».

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