Rimini. Pestato dalla moglie, la denuncia e poi la perdona

Un mestolo, una pentola, una padella. Bicchieri di vetro. È il repertorio di armi – oltre ai tradizionali schiaffi e cazzotti – con cui una “caliente” moglie ucraina per lungo tempo ha tenuto sotto scacco il riminesissimo marito incapace di sottrarsi alle sue prepotenze fisiche e verbali che solitamente esplodono quando la vodka bevuta è troppa. Una storia che sembrava destinata ad arrivare al capolinea quando Polizia prima e di riflesso la procura della Repubblica lo avevano convinto a mettere nero su bianco tutte le vessazioni subite. L’amore per la sua compagna che come verbalizzato da un testimone di diverse “piazzate” «da quando l’ha sposata non lo vedo più solare come prima», ha però trionfato e sulla scrivania del pubblico ministero Davide Ercolani ha fatto recapitare dal suo avvocato la remissione di querela, spalancando di fatto la strada all’archiviazione dell’inchiesta contro la moglie.

La storia

La singolare situazione coniugale era balzata agli onori della cronaca cittadina una notte pochi giorni prima di San Valentino. Era stata la stessa vittima con invalidità certificata dall’Inps del 75 per cento a chiedere aiuto telefonando al 112. Gli agenti non avevano impiegato molto a individuare in giro per Miramare l’uomo che, tremante per la paura e il freddo, con la maglia strappata e il corpo coperto di graffi vagava in strada. Alla domanda su cosa gli fosse successo aveva raccontato che poco prima per l’ennesima volta la moglie lo aveva aggredito prima a parole e poi fisicamente. Una volta tranquillizzato i poliziotti gli avevano chiesto se voleva sporgere denuncia contro la consorte, una 48enne di nazionalità ucraina già conosciuta dalle forze dell’ordine. Offerta cui aveva risposto negativamente, salvo poi ricredersi “temporaneamente”. Raccolta la vittima la Volante si era quindi diretta all’abitazione della coppia.

Fuori di testa

Non appena i poliziotti avevano messo piede dentro l’appartamento della coppia gli agenti avevano trovato la donna già conosciuta per le sue intemperanze sdraiata sul divano del soggiorno. Alzatasi di scatto aveva incominciato ad inveire contro le divise. E quando i poliziotti le avevano chiesto di mostrare i documenti aveva cercato di “scavalcarli” nel tentativo di colpire il marito. Aggressione che era stata vanificata perché tra lei e l’amore della sua vita si erano messi in mezzo gli agenti che hanno preso alcuni colpi al posto dell’uomo. Inevitabili erano scattate le manette con trasferimento nella sezione femminile del carcere di Forlì dove aveva poi soggiornato per diversi giorni.

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