Rimini. Pesta mamma e sorella, rapinatore seriale condannato

Due anni e 8 mesi di reclusione. È la condanna inflitta con rito abbreviato (che permette uno sconto della pena di un terzo) dal Gup Vinicio Cantarini ad un 32enne residente in Valmarecchia che per anni ha maltrattato e reso un inferno la vita di madre e sorella. Un caso ben conosciuto dal pool di magistrati della Procura di Rimini che lavora sul “Codice rosso” che dopo aver ottenuto il divieto di avvicinamento del giovane ai famigliari nel raggio di mezzo chilometro ha chiesto il suo arresto per le ripetute violazioni del divieto.

Salvate

A far scattare le manette era stata la richiesta d’aiuto fatta dalla madre ai carabinieri nei primi giorni di luglio dello scorso anno. La donna vista l’escalation di minacce verso la sorella, per mettere fine alle aggressioni verbali e fisiche ricominciate a novembre del 2020, ha deciso di andare in caserma e far scattare il cosiddetto “Codice rosso”. Il giorno dopo anche la sorella ha seguito la strada percorsa dalla mamma e a sua volta ha denunciato il fratello, ben conosciuto dalle forze dell’ordine; è infatti finito più volte ai Casetti per furto e rapina.

Aiuto inutile

A novembre, dopo l’ennesimo arresto, solo a seguito dell’insistenza del suo avvocato, la mamma aveva accettato di fargli scontare gli arresti domiciliari a casa, ben sapendo a cosa sarebbero andate incontro lei e la sorella se non avessero esaudito le continue richieste di denaro. Un triste rituale: minacce di morte, insulti cui facevano seguito la rottura di tutte le suppellettili che gli finivano tra le mani. In una occasione, dopo il no, ha pure mandato in frantumi il parabrezza della macchina della sorella. Una situazione peggiorata a maggio quando ha fatto rientro dopo nove giorni trascorsi in un albergo Covid in attesa, aveva detto, di entrare nella comunità di recupero di Collecchio. Le valige le ha invece fatte il 5 giugno quando il fratello della madre si era precipitato a casa, per liberare la sorella che da settimane si barricava in stanza, mentre il 32enne sbriciolava contro la porta oggetti di ogni genere. La sua colpa? Aver raccontato alla nonna delle violenze che lei e la mamma stavano subendo.

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