Rimini. Operatore sanitario di 41 anni muore nella casa di riposo

RIMINI Una collega lo ha trovato faccia a terra, un rivolo di sangue che gli usciva dalla ferita sulla testa, nella guardiola della casa di riposo “Le grazie”, all’alba di ieri. Ha chiesto aiuto ma ormai per Davide Cosci, operatore socio sanitario, non c’era più niente da fare. Al momento è stato impossibile stabilire con certezza le cause della sua morte. Per questo motivo il pubblico ministero di turno Davide Ercolani, ha disposto sul corpo dell’uomo, nato 41 anni fa a Lucca, che venga eseguita l’autopsia. Insufficienza miocardica acuta e edema polmonare, ha scritto nel proprio referto il medico legale intervenuto nella Rsa per certificare il decesso. Una diagnosi che, unita alle dichiarazioni rese dalla collega che per ultima lo ha visto vivo, lascia ipotizzare un infarto come causa del decesso. Difficile da accettare guardando le foto del profilo Facebook che mostrano un uomo in un ottimo stato di forma.
La tragedia
È una collega della vittima a raccontare l’ultima ora di vita di Davide Cosci ai carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Rimini intervenuti in via Delle Grazie 8, pochi minuti dopo il ritrovamento del cadavere. L’infermiera ha verbalizzato che verso le 5, poco prima di iniziare il giro nelle stanze assieme alla vittima, Davide le ha detto di non sentirsi bene con tipici sintomi dell’infarto: nausea e male a una spalla. Dopo un rapido controllo dei parametri, Cosci le ha però detto di sentirsi meglio ma di voler però restare in guardiola per completare le consegne da lasciare ai colleghi che sarebbero montati in servizio dopo poco meno di un’ora. E sarà proprio l’infermiera montante a lanciare l’allarme. Quando si affaccia alla guardiola, infatti, vede sdraiato a terra, pancia in su e con le braccia spalancate a croce il collega.
Tutto inutile
Mentre percorre il metro che la separa da lui, lo chiama più volte. Il pensiero di trovarsi davanti a una tragedia non le passa neppure lontanamente dall’anticamera del cervello. «Credevo si fosse addormentato», farà scrivere nel verbale. Anche per loro è stata una prova molto dura quella cui li ha sottoposti il coronavirus. Un cedimento non sarebbe stato certamente biasimato da nessuno. La storia è invece purtroppo un’altra e la scopre quando si inginocchia. Davide non si muove e continua a non rispondere. Una prova le arriva: quella del sangue uscito da una ferita lacero contusa alla testa, lesione che Davide si è provocato cadendo a terra.
Il resto è un purtroppo il racconto di una storia vista tante volte. Disperata, chiede l’aiuto della collega che si precipita dal secondo al primo piano dove aveva lasciato la vittima. Intanto viene richiesto l’intervento, purtroppo inutile, del 118 ed in seconda battuta dei carabinieri.
L’età, il luogo, le modalità del dramma rendono obbligatoria la comunicazione di quanto accaduto alla procura della Repubblica. Inevitabile la decisione del pubblico ministero di di turno di disporre l’esame autoptico. La salma del 41enne è stata quindi trasportata all’obitorio del cimitero monumentale. Davide Cosci era fidanzato con una collega che lavora al Valloni, lascia una bimba e abitava a Rimini in via Bilancioni al civico 13.

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