Rimini. Omicidio in stazione: l’arma non si trova

Sono tornati ancora sul luogo del delitto di Galileo Landicho gli investigatori della Squadra mobile della Questura di Rimini ed i colleghi della Scientifica. Ed ancora una volta hanno battuto palmo a palmo la zona della stazione alla ricerca dell’arma con cui un killer per ora senza nome né volto, domenica sera ha tolto la vita – senza un apparente motivo – al giardiniere filippino di 74 anni in attesa della corriera per Verucchio, dove viveva da molti e molti anni.

Le ricerche della lama con cui l’assassino ha trafitto dall’alto verso il basso il collo dell’uomo che gli dava le spalle appoggiato ad un palo della pensilina dei bus, almeno ufficialmente non hanno dato alcun esito.

L’indagine

La ricerca dell’arma è solo una delle tante attività che gli investigatori guidati dal vice commissario aggiunto Mattia Falso e coordinati dal sostituto procuratore Luigi Sgambati stanno facendo senza soluzione di continuità da quando alle 19,30 di domenica l’omicidio è stato scoperto. Un vero e proprio giallo, perché più si scava nella vita di Galileo e meno si trovano elementi per giustificare una simile azione.

La risposta, quindi, potrebbe arrivare scandagliando le due ore, poco più o poco meno, che il giardiniere filippino ha trascorso a “zonzo” in zona stazione (ambiente a lui comunque famigliare) dopo essere stato riaccompagnato in piazzale Cesare Battisti dalla sorella dell’amico che aveva organizzato uno dei tradizionali appuntamenti domenicali dove la piccola comunità di filippini riminesi si ritrova a casa di qualcuno.

Un appuntamento?

Si sa, per esempio, che un po’ di tempo lo ha trascorso in un bar di viale Dante: qui ha consumato altre due birre dopo quella già bevuta al “party”; festa dove i testimoni hanno raccontato era arrivato alle 15 per poi andarsene, chiedendo un passaggio, alle 17 circa. Ascoltati, i baristi hanno detto di non aver notato nulla di strano nel comportamento di Galileo.

Rimane quindi da capire perché se ne è andato dalla festa per rimanere in mezzo alla strada due ore; perché non ha preso prima la corriera “160”, unico suo mezzo di locomozione a motore perché non aveva mai preso la patente? Aveva un appuntamento? E se si con chi?

Le telecamere che lo hanno inquadrato lo hanno ripreso sempre da solo. E da solo lo hanno visto i testimoni, come la ragazza della tabaccheria-ricevitoria di piazzale Cesare Battisti dove, 15 minuti prima della sua morte, era entrato per controllare una schedina del SuperEnalotto.

Non sembrano però essere semplici domande di routine cui dare una risposta. Scoprire che aveva un impegno potrebbe essere utile per eliminare lo spettro che aleggia su questa incredibile vicenda: quello del gesto consumato da uno squilibrato in preda a raptus di follia.

L’ipotesi più inquietante non solo per chi sta cercando quell’ombra scura apparsa e sparita come un fantasma cui nessuno, per il momento, è stato in grado di offrire una descrizione, ma anche per tutti i cittadini. Rimini, questa volta, è davvero una città sotto choc.

«L’ultima volta che ci siamo visti mi ha abbracciato e detto: pensa a te alla tua famiglia». Ha la voce rotta dall’emozione Aileen Canedo, nipote di Galileo Landicho. Lo zio era andata a trovarla il week end prima di essere ammazzato: «Una settimana fa era venuto a trovarci a Milano. Abbiamo parenti sparsi per tutta Italia e Galileo andava spesso a fargli visita. Gli piaceva mantenere i contatti, non voleva che ci perdessimo di vista anche se abitiamo a centinaia di chilometri di distanza».

Ailleen descrive lo zio come «una persona mite», per questo quanto gli è accaduto è ancor più incomprensibile: «quando mi hanno dato la notizia me la sono fatta ripetere più volte, perché non capivo. È una cosa assurda. Inspiegabile».

Nessuno dei famigliari crede che Galileo sia stato vittima di un omicidio premeditato: «Lavorava tanto e a Rimini frequentava solo gli amici filippini». Nella sua terra di origine non tornava da più di 30 anni ma ai parenti che ci abitavano continuava a spedire soldi regolarmente: «Vorremmo fare un funerale in Italia per poi riportarlo a casa. Credo che anche lui avrebbe potuto volere così».

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