Rimini. No supermercato in via Bassi, categorie pronte a vigilare

Mai, mai e poi mai. Le associazioni di categoria non vogliono neanche sentir parlare di un’area commerciale – neanche medio piccola – nell’ex questura di via Bassi ed esprimono tutta la loro contrarietà alle ipotesi al momento sul tavolo.

Investimento e Piano integrato

La questione è oramai nota: l’area se l’è aggiudicata Ariminum Sviluppo Immobiliare per 14,5 milioni di euro e la stessa Asi ha sottoscritto con Talea Immobiliare un contratto preliminare di compravendita condizionato ricevendo una caparra di 10 milioni e 750.000 euro in cui si parla di “una media-grande struttura alimentare e non alimentare con superficie di vendita pari a 2500 metri quadri, 8.060 metri quadri di superficie coperta a destinazione commerciale, 6470 metri quadrati e superficie utile e 14.400 di parcheggi interrati”. La nuova proprietà ha però subito escluso la realizzazione di un centro commerciale, parlando di “una medio-piccola struttura fra i 1500 e i 2500 mq inserita in un progetto complessivo di riqualificazione che prevede Rsa o Cra e funzioni residenziali”. Il Comune è piuttosto fermo e prima il sindaco Jamil Sadegholvaad, quindi l’assessora Roberta Frisoni hanno ribadito che «non c’è alcuna necessità di nuovi spazi commerciali» e che «le cifre dell’investimento non influenzeranno le scelte pubbliche», anche se la parola finale dovrà metterla il consiglio comunale.

Il muro delle categorie

Altrettanto perentori, i presidenti provinciali della Confcommercio Gianni Indino e della Confesercenti Mirco Pari. Entrambi ancor più sul chi va là proprio per i citati grandi numeri dell’operazione. «Non avendo sotto mano nessuna documentazione, mi fido di quello che dice il Comune sul fatto che non vi nasceranno aree commerciali. Strategia che condivido pienamente, perché non abbiamo alcun bisogno di nuove strutture in un fabbisogno commerciale più che coperto» esordisce Indino, ricordando: «Come associazione di categoria ci siamo battuti in passato, lo facciamo nel presente e lo faremo sempre anche in futuro per contrastare insediamenti che provochino difficoltà al commercio di vicinato, che subirebbe un’ulteriore penalizzazione in quanto si troverebbe a confrontarsi con colossi che hanno condizioni economiche e di pagamento diverse dalle botteghe e dai piccoli commercianti che hanno reso grande questa terra. In certi casi siamo già riusciti a bloccare nuovi insediamenti e vigileremo che quello che esce dalla porta non rientri dalla finestra qualche tempo dopo. Certo che fa pensare l’investimento di 14 milioni di euro sull’area e chiedo sin d’ora massima attenzione su fughe in avanti o scorciatoie, anche se mi pare che l’amministrazione sia già ben bene sul pezzo».

Sulla stessa linea d’onda anche Mirco Pari: «Il problema è che sembra ci sia un contratto preliminare che parla di 2500 metri quadri di alimentare più qualche altro migliaio di metri. Senza vedere gli atti non posso entrare nel merito, ma mi pare abbastanza inverosimile che un’area pagata 14.5 milioni di euro non preveda una parte commerciale: per noi categorie una proposta del genere è comunque irricevibile» premette, allargando quindi la prospettiva: «La giunta dovrà elaborare un Piano integrato su quell’area, per quanto ci riguarda noi ci teniamo a ribadire che una struttura commerciale lì sarebbe inaccettabile e non avrebbe senso in un panorama di saturazione della grande distribuzione. Bisogna pensare ad altro, non si possono sempre aumentare le superfici, il mercato non ne ha l’esigenza». Per poi concludere: «La mia impressione è che si siano messe un po’ le mani avanti per partire avvantaggiati in caso di cambio di destinazione d’uso… ma anche una struttura di 1500 metri quadri che oramai a Rimini è una sorta di negozio di vicinato non serve alla città. Già ne è in arrivo un’altra nell’ex Area Fox…Vigileremo attentamente, in attesa di vedere le carte».

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