Rimini. No prolungamento scuola, petizione lanciata da studente

«Molti studenti d’estate lavorano, la scuola deve insegnarci a difendere i nostri diritti, e invece in questo modo i nostri diritti vengono calpestati». Nicolas Flamigni, studente di 18 anni iscritto al liceo economico sociale Giulio Cesare Valgimigli non ha accolto con favore la proposta di Mario Draghi di allungare il calendario scolastico fino alla fine di giugno.

Per dar voce al suo dissenso ha realizzato una petizione rivolta direttamente alla presidenza del Consiglio dei ministri in cui raccogliere i nomi e i cognomi di chi dice “no” al prolungamento della scuola.

Su change.org

Attiva da ieri sul sito di change.org, la petizione intitolata “Difendiamo i diritti della scuola” è stata sottoscritta per ora da una trentina di persone.

«La scuola ha una scadenza prestabilita, e le persone che la vivono tutti i giorni, alunni, insegnanti e personale Ata, hanno organizzato la loro vita intorno a quelle scadenze». L’alunno 18enne, iscritto all’ultimo anno di liceo, ha le idee ben chiare sull’opportunità o meno dell’ipotesi ventilata dall’ex presidente della Banca centrale europea. Per Draghi, infatti, la necessità di allungare di una ventina di giorni la scuola nascerebbe dall’esigenza di recuperare almeno in parte la didattica “persa” quando le lezioni non erano in presenza.

«Sminuire l’estenuante lavoro di chi la scuola la vive ogni giorno è vergognoso – dichiara Flamigni, – e insinuare che in questi mesi non si sia fatto nulla è offensivo, tanto per gli studenti quanto per i professori, che si sono prestati a lavorare in condizioni terribili per mesi».

La scuola, per Flamigni e gli altri studenti che insieme a lui nei giorni scorsi hanno dato vita all’iniziativa, deve «essere calata sugli standard dei più deboli, non su quelli borghesi che non sono sostenibili per chi è in difficoltà».

Il periodo estivo, ricorda lo studente, per molti alunni è l’occasione per «fare lavoretti con cui si mantengono per il resto dell’anno, il momento per riposarsi e dedicarsi ad hobby e passioni». «Perché se è come ci hanno sempre detto, – aggiunge il ragazzo – cioè che la scuola è il nostro lavoro, allora anche per noi, come per i lavoratori, deve esistere un termine certo, dopo il quale si esce dalla fabbrica e ci si lascia il lavoro alle spalle».

Allarme università

Un altro problema legato al prolungamento delle lezioni a scuola è quello degli esami di maturità e dell’iscrizione all’università. «Se la scuola finisce il 30 giugno, la maturità il 15 agosto?» si chiede Flamigni. E poi ancora: «Come si fa a studiare per prepararsi ai test d’ingresso per le università a numero chiuso?». Determinati a ottenere la un passo indietro sulla proposta di Draghi, Nicolas Flamigni insieme ai “compagni di petizione” annunciano quindi di avere in programma azioni di volantinaggio e di pubblicizzazione per raccogliere adesioni.

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